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Scongiurata la chiusura del Centro

Legambiente annuncia un nuovo accordo e l’ingresso di altri Comuni

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MASSA COZZILE. «La situazione del Centro di Ricerca e Documentazione del Padule di Fucecchio non è così catastrofica come è stata descritta». Il messaggio è forte e chiaro. A lanciarlo è il presidente di Legambiente Valdinievole Maurizio Del Ministro, che in una conferenza-lampo convocata ieri al Circolo Arci di Margine Coperta ha voluto fare chiarezza, innanzi tutto smentendo l'uscita di altri comuni dalla Onlus dopo l'arrivederci di Larciano, Lamporecchio e Ponte Buggianese: «Non ci aspettavamo di perdere 3 comuni in così poco tempo, ma al momento non ci sono altre uscite in vista. Anche perché, da statuto, il termine per presentare la disdetta scadeva il 30/11. Siamo stati accusati di non aver fatto abbastanza per il Padule, ma negli ultimi 4 anni è stata l'attività che abbiamo seguito di più e se il Centro non ha ancora chiuso gran parte del merito è del lavoro svolto dalle associazioni ambientaliste». Nulla di cui allarmarsi, apparentemente, anche perché per 3 comuni che salutano ce ne sono altri 5 pronti a entrare a far parte della Onlus: Montecatini (che ha già deliberato), Borgo a Buggiano, Uzzano, Pescia e Montecarlo. Non è neanche così distante il rapporto con la Provincia, proprietaria dell'immobile e principale finanziatrice del Centro. «Ieri, nell'incontro che abbiamo avuto la presidente Federica Fratoni, le parti si sono molto avvicinate – specifica Del Ministro – adesso siamo molto vicini a un accordo». Che potrebbe essere sottoscritto già sabato 13, in occasione dell'assemblea del Centro nella quale si terrà anche l'elezione del nuovo consiglio, composto da 9 elementi.All'assemblea dovrebbe essere confermato l'accordo: il Centro continuerà a svolgere l'attività di onlus all'interno dell'immobile concesso in comodato d'uso gratuito, restando assoluto gestore delle aree naturali. «La chiusura del Centro è scongiurata – conclude Del Ministro – noi riteniamo che i comuni usciti abbiamo commesso un errore, ma se dovessero tornare sui loro passi, siamo aperti al dialogo».

Carlo Alberto Pazienza

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