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Padule, dai Comuni l’addio al Centro di documentazione

Il Centro visite del Padule di Castelmartini (Foto Nucci)
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Il Centro visite del Padule di Castelmartini (Foto Nucci)

Dopo Larciano e Lamporecchio, anche Ponte Buggianese annuncia l’uscita dalla Onlus. Il sindaco Galligani propone un bando aperto alle cooperative

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PONTE BUGGIANESE. Lo avevano creato, nel 1996, ora lo distruggono, senza trovare soluzioni. Si assiste in queste settimane al de profundis del Centro di Ricerca e Documentazione del Padule di Fucecchio, che ha sede a Castelmartini, nel Comune di Larciano. La Provincia di Pistoia, socio capofila (insieme alla Provincia di Firenze), non è più disposta ad accollarsi la spesa di 50mila euro all'anno per il mantenimento dell'associazione, al contempo si smarcano anche i Comuni che fanno parte della Onlus: sono già usciti, dopo l'approvazione nei rispettivi consigli comunali, Larciano, Lamporecchio e Ponte Buggianese. Presto ne imiteranno l'esempio Pieve a Nievole, Monsummano, Cerreto Guidi e Fucecchio, che partecipano con una quota non certo trascendentale, circa 1.500 euro ciascuno.

Appena la manovra sarà completa, il Centro smetterà di esistere. E non è noto quale sarà la sua fine, e soprattutto quale sarà la fine dell'area umida più estesa d'Europa, che grazie all'opera dei due dipendenti dell'organismo, oltre ai tanti esperti che collaborano in maniera più o meno assidua, veniva valorizzata, mantenuta, pubblicizzata, promossa. I sindaci coinvolti non si pronunciano, eppure da sempre elogiano il lavoro di ricerca, educazione ambientale e promozione svolto dal Centro. Che però ora, piuttosto in sordina, sfasciano, dimostrando la differenza tra idee e azione. L'unico che si è fatto in qualche modo sentire, con una lettera e una proposta, è il primo cittadino di Ponte, Pier Luigi Galligani, alla luce di “una diversa valutazione circa il ruolo e le funzioni che un nuovo soggetto, che operi nell’ambito della valorizzazione e della promozione del Padule di Fucecchio, debba avere dal punto di vista turistico, ambientale, storico e culturale, quale occasione anche di crescita economica e occupazionale”.

Rendendosi disponibile “ad operare per una gestione coordinata delle riserve naturali presenti, nell’ottica di una migliore tutela e promozione del territorio, valorizzando il patrimonio e le strutture esistenti”, ha avanzato l'idea con i soci di pubblicare un bando aperto alle cooperative e associazioni ambientaliste in grado di gestire l'area umida. «Ma nessuno si è fatto vivo», mormora Galligani.

In realtà qualcuno che vuole salvare l'esperienza dell'associazione c'è eccome: Il Tirreno, a inizio novembre, aveva anticipato la nascita di una petizione online sul sito avaaz.org (che è quasi a 800 firme) e quella del comitato Salva il Padule, Salva il Centro (che organizza momenti di sensibilizzazione), iniziative promosse da semplici cittadini e associazioni della Valdinievole. In un convegno recente, convocato dal laboratorio culturale Officina Valdinievole, si è parlato per la prima volta, almeno in forma pubblica, della questione. Nell'occasione la presidente della Provincia Federica Fratoni non ha saputo tracciare strade concrete per avviare un nuovo modello gestionale del Padule, limitandosi ad affermare «la necessità di ripensare l'organizzazione della struttura». Che intanto chiude, senza che le istituzioni abbiano pensato a una valida alternativa. Ma il Padule non è una risorsa fondamentale per il nostro territorio?

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