Attenzione
Pugni e testate: il giocatore manda il mister in ospedale
Il tecnico degli Juniores Regionali del Folgor colpito durante l’allenamento. Denunciato il calciatore che lo ha aggredito, un diciassettenne della Valdinievole
LUCCA. Come una furia con il pugno a martello e una testata spezza l’avambraccio sinistro del suo allenatore e, tra l’incredulità dei suoi compagni, lo insegue per una cinquantina di metri lungo il rettangolo verde cercando di scalciarlo da tergo per farlo cadere. È il racconto del mister, Luca Pieri, che parla dell’episodio che scuote il mondo del calcio giovanile dopo l’aggressione che vede protagonista un ragazzo di 17 anni residente in Valdinievole e, da un paio di stagioni, tesserato con la Folgor Marlia (Seconda categoria).
È stato lui, spiega il trainer, a mandarlo in ospedale con una frattura scomposta dell’ulna del braccio sinistro. Pieri, 53 anni, centrocampista di B e C negli anni Ottanta, ha denunciato per lesioni aggravate il ragazzo e ora gli atti dovranno essere trasmessi al tribunale dei minori di Firenze. Nei suoi 40 anni di calcio ne ha viste tante Luca Pieri, conosciuto a livello dilettantistico come un ottimo allenatore di formazioni di Prima categoria. Ma una cosa del genere non gli era mai capitata. «Il calcio è stata la mia vita, ma non mi sono mai permesso di alzare la voce o peggio ancora di picchiare un mio allenatore – dice il tecnico degli Juniores regionali della Folgor (se la caverà in due mesi, dopo che la prognosi iniziale al pronto soccorso era di 30 giorni) – non riesco ancora a metabolizzare quello che mi è accaduto e francamente non so se continuerò ad allenare. Di certo quest’anno per me l’esperienza in panchina si conclude qui. Mi dispiace per i dirigenti della Folgor Marlia, ma non ce la faccio ad andare avanti. Quando starò meglio andrò a trovare i miei ragazzi e li saluterò. Voglio ringraziare i medici del San Luca che mi hanno operato sistemandomi una placca con 15 viti speciali fissate alla superficie esterna dell’osso».
«Nessuno mi ha chiesto scusa. E pensare che quel ragazzo l’ho voluto io – sorride scuotendo il capo – l’anno passato negli Allievi con un altro tecnico giocava poco ed era finito anche fuori rosa. Io l’ho visto con il pallone tra i piedi e mi è piaciuto».
Mercoledì scorso il primo screzio. «Ho 23 ragazzi e per responsabilizzarli ogni volta ne scelgo uno che diriga il riscaldamento. In sostanza svolge le mansioni del tecnico e tutti lo devono seguire. Mi sono assentato una decina di minuti e il ragazzo che avevo scelto per organizzare l’allenamento mi viene a dire che uno dei compagni lo prendeva in giro e non lo seguiva. Era il centrocampista di 17 anni. Ho alzato la voce per imporgli un comportamento più disciplinato e lui mi ha risposto per le rime. Allora, visto che non aveva voglia di allenarsi, l’ho mandato a fare la doccia».
Giovedì verso le 18 la squadra Juniores si ritrova tutta al sussidiario. I giovani si siedono nel cerchio di centrocampo mentre il mister inizia a parlare: «Ho voluto ribadire l’importanza delle regole all’interno di un gruppo e il comportamento da tenere nello spogliatoio, e quando mi sono rivolto al diciassettenne per verificare che avesse capito il mio messaggio ha iniziato ad alzare la voce e inveire contro di me. Gli ho detto di calmarsi, ma lui ha rincarato la dose con insulti e parolacce. Mi sono avvicinato e gli ho detto di andarsene a fare la doccia perché non aveva capito il messaggio».
E in quel momento scatta l’aggressione: «Ha fatto finta di andarsene e invece come un toro infuriato mi è venuto addosso a testa bassa e con il pugno a martello. Io non l’ho toccato con un dito perché in tanti anni di attività non mi sono mai permesso di sfiorare un mio calciatore». (l.t.)
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