Sicurezza
Sfrattata dalla casa popolare, famiglia dorme in macchina
BUGGIANO. Uno sfratto esecutivo, un lavoro che non c’è e un’auto che si trasforma in una dimora. Questa in estrema sintesi la storia di Domenico Scarnato e della moglie Beatrice Baronti, costretti ad...
BUGGIANO. Uno sfratto esecutivo, un lavoro che non c’è e un’auto che si trasforma in una dimora. Questa in estrema sintesi la storia di Domenico Scarnato e della moglie Beatrice Baronti, costretti ad abbandonare l’abitazione in via Siena, a Pittini di Buggiano, nella quale risiedevano da anni in emergenza abitativa. Da diversi giorni la loro Multipla è divenuta la loro unica stanza e un parcheggio di Porcari la loro residenza, mentre i figli ventenni Niccolò e Caterina hanno trovato ospitalità dai rispettivi partner.
«Abbiamo deciso di raccontare – quello che ci è accaduto- spiegano i coniugi Scarnato – perché vogliamo lottare per i nostri diritti di cittadini italiani: Vogliamo riacquisire la nostra dignità. Paghiamo le conseguenze di un errore del 1989».
Domenico ha ormai superato i 50 anni, in passato è stato colpito da infarto e ha problemi di cuore. Beatrice dopo aver perso entrambi i genitori, lavora in un bar e ristorante di Porcari per due ore al giorno. Sono gli stessi titolari di Beatrice ad aiutare la coppia in questi giorni, permettendo loro di sostare nel parcheggio e di avere qualche pasto caldo.
«Le forze dell’ordine – raccontano – ci hanno buttati fuori di casa il 10 marzo 2014 per abbandono di alloggio. Poi il comune ci ha sistemati provvisoriamente in una camera di albergo di Montecatini, ma ha smesso di pagare l’affitto e così eccoci in strada».
Le disavventure dei coniugi Scarnato però si perdono nel 1989, con l’assegnazione del primo alloggio popolare alla madre di Domenico, di 47 metri quadri in via Rossini. Da quel momento errori, incomprensioni, sfratti, morosità di affitto e sentenze di tribunale si sono susseguite fino a creare la difficile situazione attuale.
«Non posso far altro che prendere atto della sentenza e non entro nei meriti dell’assegnazione dell’alloggio – questa la replica del sindaco – più volte abbiamo cercato il dialogo con il signor Scarnato che ha rifiutato l’aiuto dei servizi sociali. La situazione è umanamente brutta e non auspicabile. Lo sfratto è comunque giunto dopo 14 anni e dopo la sentenza emessa dal tribunale».
Nella sentenza si legge che: «Il giudice nella ricostruzione del fatto, evidenzia l’occupazione sine titolo del ricorrente Scarnato, trattandosi di assegnazione di alloggio a titolo provvisorio (sarebbe scaduto il termine massimo consentito dalla legge per tale forma di assegnazione e vi sarebbe una morosità nel pagamento dei canoni ndr)».
«Oltre alla scadenza del termine vi è anche l’accertato abbandono dell’alloggio da parte del nucleo familiare e quindi il Comune ha disposto il rilascio legittimamente – continua il testo della sentenza – era anche accaduto che, a seguito di segnalazione dei vicini causate da nauseabondi odori provenienti dalla casa, la polizia municipale accertasse le condizioni di degrado dell’abitazione, poi certificata dagli addetti della Usl l’inidoneità dei locali alla permanenza di persone (l’alloggio era occupato da quattro cani, un gatto e un criceto in pessime condizioni e da un uccello morto)».
Elena Guerri
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