Sicurezza
Scuola senza zaino: a Lamporecchio alunni più protetti
Parte dalla prima elementare l’iniziativa a tutela dei bimbi. Alla “Dei” si cambia anche il modo di fare lezione
LAMPORECCHIO. «È un apprendimento di tipo cooperativo, una scuola a misura di bambino», e soprattutto senza zaino. È l’iniziativa che debutta alla scuola “Dei” di Lamporecchio.
Via quelle pesanti cartelle da portarsi a casa. Resta tutto in classe, ad eccezione di qualche piccolo e poco ingombrante ferro del mestiere (come i quaderni con i compiti). I 24 bambini della prima elementare a tempo pieno vivranno un anno piuttosto particolare, quello della “scuola senza zaino”, al lancio sperimentale (che negli anni a venire si allargherà fino alla quinta).
Un progetto ambizioso e innovativo, a cui l'istituto comprensivo della dirigente Rossella Quirini ha aderito, primo i in tutta la provincia.
«Questo è un gesto reale e allo stesso tempo simbolico – spiega Quirini – il materiale è già tutto a scuola: libri, quaderni, diari, astucci, matite, pennarelli. E inoltre è anche condiviso: si trova in un grande banco al centro dell'aula, a disposizione di ogni alunno. Nel nuovo modello pedagogico una parte importante viene assunta dallo spazio scolastico: assistiamo a una riorganizzazione delle classi, che non saranno più disposte con banchi rettangolari uno dietro l'altro e con la cattedra dell'insegnante in posizione dominante. Nella stanza troveranno posto banchi più grandi e quadrati, organizzati in alcune “isole” con funzioni diverse: dallo spazio di scrittura a quello di lettura fino alla postazione per il computer. Più un'agorà, un grande tappeto dove avverranno le discussioni sui vari argomenti proposti. E sparirà la cattedra».
Una “scuola comunità” insomma, dove la partecipazione è metodo, ma anche scopo. Nata negli anni 2000 (l'istituto capofila è il “Mariti” di Fauglia, provincia di Pisa) l'idea “senza zaino” è realtà in oltre un centinaio di comprensivi tra la Toscana e altre regioni. E ora conta pure Lamporecchio.
«C'è la volontà di mettere in pratica un modello dell'attivismo, del fare concreto e del fare insieme – riprende Quirini – l'apprendimento segue il metodo dell'approccio globale al curricolo, con grande attenzione alle attività di gruppo e al lavoro concordato tra bambini e maestre. Le lezioni condivise saranno integrate con i compiti autonomi e le aree dedicate alle piccole sperimentazioni. C'è necessità di motivare gli studenti. In questo contesto le insegnanti, opportunamente formate, avranno un ruolo di “registi” in giro per la classe, con il compito di collaborare e indirizzare le lezioni. E' una sperimentazione e una sfida, valuteremo nel tempo il risultato». Come l'impiegato anche l'alunno: gli strumenti di lavoro sono in ufficio e in classe. A differenze dell'impiegato, però, l'alunno a casa deve continuare a studiare.
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