Il Tirreno

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E sulla testa una gru abbandonata

di Luigi Spinosi
E sulla testa una gru abbandonata

Proteste a Macchie di San Piero per il cantiere abbandonato dopo un fallimento: i vicini costretti a convivere con il degrato e un potenziale pericolo

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PESCIA. Le foto molto spesso servono più delle parole. È il caso della protesta che arriva da Macchie San Piero, frazione a sud di Pescia, dove i residenti sono costretti a convivere con un “fantasma” ingombrante.

No, niente ectoplasmi, quello in questione è un edificio fantasma. Si tratta di un complesso residenziale che avrebbe dovuto ospitare una serie di appartamenti, ma mai portato a termine. Dell’immobile, di dimensioni notevoli, resta solo lo scheletro, senza alcuna rifinitura. Ed è così ormai da parecchi anni. E tale è destinato a rimanere se nessuno interviene, o ad abbatterlo, o, ipotesi al momento improbabile, a completare i lavori.

Ipotesi improbabile quest’ultima per due ragioni. Perché dopo anni di abbandono a se stesso quel complesso richiederebbe probabilmente un lavoro più complesso o quasi di una costruzione ex novo (dovendo intervenire su strutture fatte ma lasciate a se stesse a subire gli effetti del tempo che passa). Ma soprattutto perché, nel frattempo, la ditta costruttrice è fallita.

Ciò che resta di quel complesso è la sua (non bella) immagine che domina nella zona. Ma non è solo una questione “paesaggistica” (per quanto importante) a sollevare le lamentele di chi vive attorno.

In quelli che avrebbero dovuto essere i garage interrati, complici le piogge, si sono formati autentici stagni di acqua ferma. Un paradiso per insetti e ratti, un inferno per chi vive attorno, come dimostra il gigantesco topo catturato pochi giorni fa in uno dei giardini vicini, uno dei tanti avvistati in zona («Ma tutta la zona – sottolineano gli abitanti – assomiglia ormai a una discarica a cielo aperto»).

Ma a preoccupare non è solo ciò che sta sotto, nel senso dei garage, quanto ciò che sta sopra. Ossia la gru montata ai tempi dell’inizio della costruzione e rimasta lì, da allora, da quando il cantiere venne fermato.

«Giustamente – spiegano i residenti della zona  – Il braccio della gru non è stato bloccato, perché fermarlo avrebbe voluto dire sottoporlo a pressioni potenzialmente pericolose, che in caso di vento intenso avrebbero potuto far spezzare la gru stessa. Ma veder girare completamente il braccio sulle nostre teste, come è successo alcuni giorni fa quando c’è stata la bufera, non è uno spettacolo rassicurante».

Quel macchinario, infatti, è abbandonato alle intemperie da anni, e  c’è il timore che possa andare via via degradandosi, diventando un potenziale pericolo per chi vive qui. Secondo le voci la rimozione costerebbe diverse migliaia di euro (tra i 10 e i 20mila), ma resta da capire chi possa farsene carico.

«Abbiamo segnalato la cosa anche al curatore fallimentare quando è stato qua pochi giorni fa – proseguono le testimonianze – ma non può far nulla in questo caso. Anche l’ipotesi di un intervento del Comune, magari per rilevare l’immobile e realizzarvi case popolari, è probabilmente fuori questione, visto i soldi che richiederebbe un intervento del genere e la situazione delle casse municipali. Morale della favola tutto rimane così. E chissà per quanto».

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