Il dolore
San Domenico, aumentano le rette
Romagnani: «Sono degli adeguamenti rapportati alle condizioni degli ospiti della struttura»
PESCIA. Rette più alte al San Domenico? Sì. Da giorni la notizia era nell'aria, tanto che dall'opposizione erano già giunte le prime reazioni di contrarietà, oggi la conferma ufficiale da parte del neo presidente Nicola Romagnani, il quale però tiene a sottolineare che «non si tratta di aumenti» come strumentalmente è stato fatto circolare in questi giorni, quanto piuttosto di «adeguamenti delle rette alle condizioni degli ospiti della struttura».
Vero è che comunque li si voglia chiamare, l'effetto prodotto sarà quello di un maggiore esborso per le famiglie, ma come ha ricordato Romagnani «il San Domenico non è un ente di beneficenza e anche se il suo obiettivo non è quello di fare utili come un'azienda privata, non può neanche permettersi di andare in perdita, perché a lungo andare chiuderebbe e non potrebbe più garantire il servizio a nessuno».
Gli adeguamenti di cui si parla sono quelli relativi al mutamento nelle condizioni degli anziani, che in molti casi entrano come “autosufficienti”, ma negli anni non lo sono più, da qui l'esigenza di adeguare il servizio loro erogato, non solo dal punto di vista delle prestazioni, ma anche dei costi. Questa pratica in passato ha determinato una fuga degli ospiti, ma questo non può rappresentare uno spauracchio secondo il neo presidente. Ricevere una somma da parte della famiglia o dell’Asl non sufficientemente adeguata a sopperire a tutte le esigenze dell'ospite implica come conseguenza quella di spendere per quell'ospite più di quanto si incassa per lo stesso. Tale situazione, ripetuta negli anni e su diversi degenti, è stata secondo Romagnani «una delle cause, anche se non la sola, della creazione di quel buco finanziario di oltre un milione di euro con cui oggi l'ente si ritrova suo malgrado a dover fare i conti».
Secondo Luca Biscioni (Forza Italia)che ha criticato la "logica manageriale" di chi guida il nuovo Cda dell'ente «il ruolo sociale che sempre ha caratterizzato questa storica struttura pesciatina non può essere mortificato da pur comprensibili esigenze aziendali».
La stessa posizione era stata espressa qualche giorno fa da un'Altra Pescia. A queste affermazioni Romagnani replica che «gli ospiti non possono essere tenuti in perdita poiché questo, nel tempo, produrrebbe come conseguenza la necessità di chiudere la struttura e di precludere a tutti gli anziani il servizio. Meglio quindi qualche piccolo sacrificio da parte di tutti, piuttosto che far finta che tutto vada bene e poi un giorno ritrovarsi a fare i conti con una sitauzione irreversibile».
Per quanto riguarda il debito nei confronti delle cooperativa, poi, il presidente si è detto fiducioso sulla possibilità da parte dell'ente di avviare un piano di rientro sostenibile e credibile però «per farlo occorre fare le cose diversamente dal passato».
Maria Salerno
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