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Montecatini

Già partita la “guerra” degli hamburger

Già partita la “guerra” degli hamburger

Con l’imminente sbarco di Burger King la zona Ipercoop si satura di fast food. Ma chi c’è già dice di non temere la concorrenza

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MONTECATINI. McDonald's e America Graffiti. Tra pochi mesi pure Burger King. E poi i due Burger Store in centro a Monsummano. Da terra di cucina tipica e osterie caserecce, la Valdinievole rischia di trasformarsi in zona ad alta vocazione per fast food, panini farciti, patatine fritte. Con massima concentrazione nell'area del centro commerciale Coop Firenze, in località Biscolla: da zero a tre in circa due anni. Libere scelte in libero mercato, si dirà. Ma la concorrenza diventa da oggi sfrenata. E forse qualcuno ne risentirà. «Questa nuova apertura sta nella normale realtà delle cose – dice Vincenzo Galiano, l'imprenditore che poco meno di un anno fa ha portato McDonald's sulla Camporcioni – le persone avranno una scelta in più. Naturalmente dobbiamo valutare la reazione che ci sarà sul territorio. Noi, comunque, dovremmo essere ancora più bravi per mantenerci i clienti, siamo chiamati a stimolare tutte le nostre capacità».

Come il gigante dalla M gialla nel dicembre 2013, anche il colosso degli hamburger con sede a Miami aprirà prima delle festività natalizie, in modo da sfruttare il movimento di quel periodo dell'anno. E come McDonald's, anche Burger King si affaccerà sulla Camporcioni. Le due multinazionali si guarderanno in cagnesco, separate soltanto da poche decine di metri, dalla rotonda di fronte all'ex Ipercoop e da via Biscolla. Poi, all'interno dell'ipermercato, c'è anche America Graffiti, realtà più piccola (“solo” 31 punti vendita, e solo in Italia), magari diversa (offre un “american diner” più ricercato), ma comunque specializzata in carni alla griglia, hamburger e patatine. «Noi di tutta questa offerta non ci preoccupiamo molto – fanno sapere dal ristorante – pensiamo che Burger King possa dare noia ad un altro tipo di azienda simile alla loro. America Graffiti si rivolge a un un target diverso di clientela».

Ma è chiaro che nessuno può dirsi così contento. Neppure i due storici fast food di Monsummano (che ricalcano ancora la tradizionale formula del “paninaro” made in Italy, radicato sul territorio). «La crisi generale e l'inflazione particolare nel mio settore non posso dire di non averla sentita – afferma Simone Maccioni del Burger Store di piazza Giusti – da parte mia sto cercando di rinnovare il mio locale e rivoluzionare il lavoro. Aumenterò la qualità, diventerò più artigianale acquistando prodotti di zona, dalla carne al pane. Se vuoi batterli devi puntare sulla specificità del territorio».

«Credo che i miei concorrenti restino sempre la pizza al taglio e il kebabbaro – aggiunge Davide Maccioni, dello Store di via dell'Unità – noi siamo una realtà piccola da vent’anni sul mercato, non possiamo confrontarci con multinazionali e grandi industrie, sono cose totalmente diverse. Io penso che questa alta concentrazione di fast food sia un rischio più per questi giganti che per le nostre attività. Dei riflessi ci saranno sicuramente, ma dal mio punto di vista non così importanti». Spariti i detrattori, che pure c'erano, l'invasione del panino a stelle e strisce si è praticamente compiuta. Vuoi per i posti di lavoro creati, vuoi per un mondo sempre più “a grande distribuzione”. Dove i grandi fanno la voce grossa e i piccoli si devono riorganizzare.

Luca Signorini

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