Il Tirreno

Montecatini

Lap dance for Africa

di Luigi Spinosi
Lap dance for Africa

Scuola costruita in un villaggio del Kenya grazie ai titolari del nigh club Kandariya di Pescia

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PESCIA. Una terra strana l’Africa, un continente dove le distanze assumono un significato relativo. Tutto è immenso e i chilometri possono sembrare niente; ma, al tempo stesso, ne possono bastare pochi per trovarsi proiettati in mondi apparentemente lontani anni luce.

Questa l’esperienza capitata appena pochi anni fa a Marzena Krawczyk, titolare insieme al marito Mimo Kowalsky del night club Kandariya di Pescia. La donna si trovava in vacanza a Malindi, assieme a una delle figlie, quando ha deciso di andare oltre le solite mete turistiche. Ed è stato allora che ha fatto questo viaggio di pochi chilometri che, in un certo senso, ha cambiato la sua vita, quella della sua famiglia e, soprattutto, quella di centinaia di bambini. Pochi chilometri separano “l’occidentale” capitale kenyota Malindi dal villaggio di Kizingo, ma sembrava di essere in un altro mondo, dove povertà e miseria la facevano da padrone. Soprattutto, era stata un’immagine a colpire la donna, quella della scuola, se così si poteva chiamare l’albero alla cui ombra si ritrovavano i bambini per fare lezione.

E così è iniziata l’avventura. Un’idea da film: far sì che gli incassi di un night club, cioè di consumazioni al bar e spettacoli di lap dance delle ballerine-attrazioni, potessero servire a qualcosa che non fosse solo profitto. Un modo per condividere un po’ della fortuna che la vita aveva riservato alla coppia, arrivata in Italia dalla natia Polonia e da quasi 20 anni titolare del locale di piazza del Grano, andando oltre le adozioni a distanza che, pure, avevano fatto (aiutando due bambini in America Latina).

Di tasca propria, la coppia ha deciso di finanziare la costruzione di una scuola vera, in mattoni, e ogni anno si reca in Africa a seguire il progetto. Una storia iniziata alcuni anni fa, e già raccontata dal Tirreno. Una storia che però è proseguita e proseguirà. L’istituto “The alphabet of love academy”, è una splendida realtà, e continua a crescere. Dai 70 bambini iniziali si è passati a 150, e adesso siamo a 300, come racconta Mimo, nel fare il punto della situazione: «Abbiamo aggiunto altri 2 edifici a quello iniziale, e siamo passati da 3 a 8 maestre. Ma la novità più importante è che il nostro lavoro è stato ormai riconosciuto anche dal governo kenyota. Ora è lo Stato a pagare le insegnanti liberando ulteriori risorse per far crescere questo progetto. Questo ha voluto anche dire rispettare i parametri imposti dal ministero dell’educazione per quanto riguarda gli edifici. Per fare un esempio abbiamo dovuto costruire un bagno per il quale abbiamo dovuto scavare 6 metri di roccia, un lavoro che ha richiesto più persone e un mese di tempo». Un impegno che costa molto alla famiglia, ma che i sorrisi di quei bimbi ripagano abbondantemente.

LA MAPPA: DA PESCIA AL KENYA

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