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«Sfratto ingiusto, fermatevi»

MONSUMMANO. Domani gli ufficiali giudiziari suoneranno alla porta di casa sua, in via Indipendenza, per eseguire lo sfratto. Ma Maksim Mece, 49 anni, albanese di nascita ma da ormai 24 anni in Italia,...

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MONSUMMANO. Domani gli ufficiali giudiziari suoneranno alla porta di casa sua, in via Indipendenza, per eseguire lo sfratto. Ma Maksim Mece, 49 anni, albanese di nascita ma da ormai 24 anni in Italia, non ci sta: sostiene che lo sfratto è una ingiustizia e chiede tempo, per presentare un ricorso che – è sicuro – gli darà ragione.

A volerlo sfrattare, spiega lui, è il Comune, perché non ha pagato per diversi mesi il canone di affitto. Maksim non nega di avere un arretrato da saldare, anche consistente. «Ma con un contratto regolare – spiega – sono disposto a pagare tutto quello che devo, perché per fortuna ora lavoro. In precedenza ho avuto delle difficoltà, per questo non ho potuto pagare sempre l’affitto». Maksim spiega che in casa vivono, oltre a lui, la moglie e i due figli di 12 e 9 anni. E se perdessero questa casa, non saprebbero dove andare.

L’uomo sottolinea anche di aver già presentato un ricorso contro lo sfratto, che gli è stato respinto – secondo lui ingiustamente – perché presentato in ritardo. Ingiustizia che non è la prima: anche per vedersi assegnare la casa attuale Maksim aveva dovuto rivolgersi alla giustizia. E quella volta il giudice gli aveva dato ragione.

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