Trasporti
Iniziative per integrare i profughi
Associazione si introduce nel dibattito e si propone per attività volte a migliorare l’accoglienza degli ospiti stranieri
PESCIA. La situazione profughi a Pescia rischia di diventare esplosiva. Non tanto e non solo perché il numero dei rifugiati aumenta ogni giorno di più (siamo a quota 75), quanto piuttosto per il fatto che la gestione di questa “emergenza” sembra essere diventata la cartina di tornasole del consenso politico. I più attenti ricorderanno, forse, che durante la campagna elettorale, fu proprio l'arrivo dei primi profughi a determinare una forte spaccatura nella maggioranza con l'allora assessore Conforti che patrocinava la causa di una task force umanitaria per far fronte all'emergenza e allo stesso tempo il suo collega di giunta, nonché vicesindaco Franceschi, li definiva “ospiti sgraditi”. Quattro mesi dopo la politica locale si ritrova ancora impantanata nella gestione dei rifugiati.
Nonostante il sindaco Giurlani continui a chiedere alla Prefettura di bloccare l'invio di nuovi profughi, facendosi portavoce di cittadini “esasperati” che minacciano le barricate, i partiti d'opposizione lo accusano di perseguire la politica del “buonismo”, quella amata da una certa sinistra che ha sempre difeso l'accoglienza illimitata (Fratelli d'Italia), altri parlano di “incapacità politica” (Un'altra Pescia), qualcun'altro addirittura annuncia di scendere in piazza al grido di “basta immigrazione e prima gli italiani” (Casa Pound). Segno evidente che da una parte e dall'altra i profughi sono e rimangono solo un problema, a Pescia come altrove.
«La politica sembra dimenticare che si tratta di persone - è il j'accuse di Valentina Brucini, referente dell'associazione Matandala, finalizzata a promuovere l'intercultura – e come tali vanno aiutate, non solo dal punto di vista materiale, ma anche e soprattutto dal punto di vista culturale, promuovendo una serie di azioni volte a favorire l'espressione di queste persone». L'associazione Matandala, di recente costituzione, mira, oltre che a favorire l'integrazione tra popolazione locale e immigrati anche a realizzare dei progetti volti a far fronte all'emergenza “sociale”che l'arrivo degli stranieri viene a determinare. «Affrontare la questione dei profughi unicamente come la patata bollente da lanciare in altre mani – prosegue la Brucini – non fa altro che acuire i sentimenti di diffidenza della popolazione locale, che vedrà in queste persone sempre e soltanto un nemico da combattere, piuttosto che esseri umani da aiutare».
L'associazione Matandala si propone di riscrivere la questione in altri termini e si propone come interlocutore nei confronti della politica. «Siamo pronti a supportare qualsiasi azione volta all'accoglienza “reale” di queste persone – conclude la Brucini – fiduciosi che solo così la convivenza con loro possa concretamente migliorare».
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