Sicurezza
Ragazzi in maglia bianca rievocano la strage di 70 anni fa
L’Eccidio del Padule di Fucecchio ricordato con una cerimonia a Castelmartini. Il messaggio del Presidente Napolitano e la commozione della ministra tedesca.
Il vescovo di San Miniato: «Il sangue versato grida giustizia»
LARCIANO. Rintoccano le campane, in segno di lutto. La terra brucia. Risuonano i colpi dei mitra, è un massacro. Nessuno riesce a fuggire, sotto il cielo grigio. I figuranti si ammassano uno sopra l'altro, riversi inermi sul prato. Ma questa volta la furia violenta non tocca i bambini, questa volta no. A 70 anni di distanza i più piccoli indossano magliette bianche, stringono tra le mani un girasole. Che poi lasciano cadere, costruendo un piccolo ponte immaginario che riconcilia il passato al presente e al futuro.

Due ragazze tedesche, del Comune di Peissemberg, accompagnano nel sentiero della fratellanza un'anziana signora sopravvissuta alla strage che il 23 agosto 1944, ai margini del Padule di Fucecchio, fece 174 vittime civili, donne, giovani uomini, neonati. I nazisti non risparmiarono nessuno.
Piange il ministro plenipotenziario della Repubblica Federale di Germania Martina Nibbeling-Wriessing. La commozione coinvolge tutti. Sindaci, autorità civili e militari, associazioni, cittadini. A riflettere, in prima fila, ci sono il viceministro Riccardo Nencini, il parlamentare e segretario toscano Pd Dario Parrini, l'assessore regionale Vincenzo Ceccarelli, il capo della procura militare di Roma Marco De Paolis, colui che nel 2011 ha condannato all'ergastolo gli autori dell'Eccidio, Ernest Pistor, Fritz Jauss e Johan Robert Riss, chiedendo alla Germania 13 milioni e mezzo di risarcimento ai familiari delle vittime e ai sopravvissuti, soldi che però non sono mai arrivati.

Poi la pioggia lava il rosso del sangue, ma non pulisce. Il ricordo è ancora vivo, la memoria è forte. «Il sangue versato grida giustizia – dice nell'omelia il vescovo di San Miniato Fausto Tardelli – abbiamo la necessità di un cambiamento di mentalità per far sì che questi cruenti fatti non accadano più. Purtroppo sono passati 70 anni ma siamo ancora qui a parlare di eventi delittuosi simili a quelli di allora. Questo rende la commemorazione in ricordo dell'Eccidio quanto mai attuale. Abbiamo la possibilità di far evolvere il mondo, di costruire la civiltà, ma dobbiamo essere consapevoli delle nostre azioni».
Il sindaco di Larciano Antonio Pappalardo, che insieme agli amministratori di Monsummano, Ponte Buggianese, Cerreto Guidi e Fucecchio rappresenta i paesi martiri della strage, legge un messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Esprimo commossa vicinanza ai familiari e ai sopravvissuti. Alimentare il ricordo suscita momenti di profonda riflessione, contribuisce a promuovere i valori di pace e tolleranza». Poi Pappalardo aggiunge: «Noi siamo qui per rispetto e dignità nei confronti dei morti di quel tragico giorno. È giusto ricordare per onorare quelle persone e quei momenti, per trasmettere la memoria, per dare spiegazioni ai bambini. Ma dobbiamo riflettere di più sui crimini perpetrati in tempo di guerra, anche dall'Italia, che ha fatto molto meno della Germania sulla via della riconciliazione».
Superstiti e familiari portano le loro testimonianze. Una studentessa dell'istituto “Ferrucci” di Larciano canta “Popolo se m'ascolti”, la canzone del Padule. Inizia così: “Ti spiego la tragedia del 23 agosto, l'orribile commedia che a raccontarla mi proverò, ma non so se in fondo ci arriverò”. La commemorazione del 70° anniversario dell'Eccidio si chiude con la deposizione della corona di alloro al Monumento ai Caduti di Castelmartini. Sullo sfondo la calma dell'immensa distesa umida, la più grande d'Europa.
Luca Signorini
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