Sicurezza
Il pediatra non arriva e la mamma va dai carabinieri
Il medico si sarebbe rifiutato di andare a casa delle bimba, da qui la denuncia: «Un malcostume troppo diffuso»
UZZANO. Il pediatra le nega la visita domiciliare per la figlia ammalata e lei lo denuncia. Protagonista della storia una mamma di Uzzano, che per due mattine di seguito ha richiesto inutilmente al pediatra una visita domiciliare per la figlia di 4 anni, a casa malata con febbre molto alta. È partita dalla donna la denuncia, con la quale intende anche richiamare l’attenzione su quello che sembra essere un problema molto sentito dai genitori.
L a donna riferisce che il pediatra, sebbene informato delle condizioni di salute della bambina, si sarebbe rifiutato di recarsi a casa sua per visitarla, invitandola piuttosto a portare la bambina febbricitante nel proprio ambulatorio, dopo averle somministrato un farmaco contro la febbre. La mamma, esasperata, si è recata allora dai carabinieri di Pescia e ha sporto denuncia nei confronti del medico, sottolineando come il comportamento tenuto da quest’ultimo non risponderebbeai suoi obblighi legali e deontologici.
Le visite domiciliari, in effetti, rientrano tra i compiti propri del medico di medicina generale. L'accordo collettivo nazionale che regola l'attività del medico di base, all'articolo 47 parla espressamente di visita domiciliare nel caso di “non trasferibilità dell'ammalato”. Se l’assistito richiede una visita domiciliare prima delle 10 del mattino, questa deve essere svolta in giornata. In caso contrario, ossia se l’assistito ne fa richiesta dopo l’orario indicato, la visita dovrà essere effettuata entro le ore 12 del giorno successivo. Regole simili valgono per i weekend e i giorni prefestivi.
«Oltre a sporgere denuncia – ha sottolineato la mamma – ho segnalato il comportamento del pediatra all'Ordine dei medici. Se sussiste omissione di visita di un paziente al proprio domicilio le conseguenze vanno infatti dall’omissione di soccorso in su». Una potenziale responsabilità ,quest'ultima, molto grave.
Ma la donna sottolinea, inoltre come, quanto accaduto a lei, lungi dal rappresentare un episodio isolato, costituirebbe un'abitudine molto diffusa.
«Il malcostume di delegare parte dell’attività sanitaria al 118 e al sistema dell’emergenza è contrario alle norme in vigore – conclude la mamma – e la conseguenza di una simile omissione è rappresentata dall’aggravamento del peso assistenziale sulle spalle di ospedali e pronto soccorso, con ricadute sull’intera collettività. Se i medici moderni hanno l’insensata idea che i malati si debbano curare da soli allora decade anche il loro ruolo e la loro funzione sociale. Mi sorge un dubbio, e qui concludo: ma se il medico che io pago con le tasse non mi vuole più curare, io, che cosa lo pago a fare?».
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