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Allarme gasolio nel Padule ora è caccia al colpevole

di Giovanna La Porta
Allarme gasolio nel Padule ora è caccia al colpevole

Comune e Arpat stanno cercando di ricostruire la causa dello sversamento E il caso ha messo in evidenza le lacune nella gestione di emergenze simili

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MONTECATINI. Non è ancora stata ufficializzata la causa dello sversamento di gasolio nel Rio Sant’Antonio, che nella giornata di martedì scorso ha generato un vero e proprio allarme tra la popolazione della zona e tra i volontari del canile Hermada. I quali, anche a nome dei cittadini e dei passanti preoccupati per il colore del torrente e per il cattivo odore emanato dall’acqua, si erano immediatamente preoccupati di richiedere l’intervento delle forze dell’ordine.

Tra i primi a intervenire per i rilievi, la squadra del gruppo di tutela ambiente della Lega italiana vigilanza di Pistoia. I riscontri sono stati impietosi: la quantità di gasolio riversata nel torrente era tale e tanta da essere incompatibile con qualsiasi presenza di vita animale. Nel fiumiciattolo, solitamente assai popolato, non si vedeva nessun pesce.?

Una pattuglia del commissariato, intervenuta sul posto, aveva subito chiamato l’Arpat. Che, però, era arrivata in serata. Quel liquido oleoso, secondo una prima ipotesi, proveniva da una condotta che passava sotto l’autostrada, e che si sarebbe rotta versando il contenuto nel sottostante torrente. L’assessore ai lavori pubblici Leonardo Magnani, personalmente intervenuto sul luogo dell’incidente ambientale insieme al sindaco Giuseppe Bellandi, preferisce non sbilanciarsi: «Sono allo studio varie ricostruzioni. Nei prossimi giorni forniremo una versione ufficiale dell’accaduto». Anche i vigili urbani, sotto il comando di Michela Cupini, hanno lavorato per riportare la situazione alla normalità. E, sicuramente, la pioggia è stata in qualche modo provvidenziale.

La vicenda ha richiamato l’attenzione su due problematiche. La prima, quella degli strumenti necessari per certi interventi e dei quali, nell’immediato, nessuno dei corpi intervenuti disponeva. La seconda e non meno importante è la questione delle competenze. L’amministrazione comunale e il Consorzio (rappresentato da un funzionario) si sono chiesti a chi spettasse la responsabilità dell’intervento. A prendere in mano la situazione è stato il sindaco Bellandi. Che, secondo indiscrezioni, ha deciso di far arrivare, comunque, gli strumenti da Firenze, chiarendo che non era prioritario stabilire a chi competevano le spese e che si sarebbe potuto stabilire in un secondo momento.

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