Sicurezza
I ragazzi di Libera nel casolare confiscato
La proprietà in mezzo al verde nel territorio di Larciano era di un professionista condannato per truffa e peculato. Resta da decidere come verrà reimpiegata
LARCIANO. Una viuzza abbastanza ripida e sterrata spunta nel mezzo ai grandi pratoni verdi del Golf Club La Pievaccia. I giocatori si fermano al passaggio delle auto. Poi si apre un terreno coltivato con 1.300 piante di olivo. Un'ultima salita conduce di fronte a un vecchio casolare, il Podere La Valle. La metà esatta dell'edificio, circa 250 metri quadrati disposti in parte su due piani, insieme al terreno di 5 ettari di superficie, è un bene confiscato a un commercialista pistoiese, condannato in via definitiva per truffa e peculato. Non c'entra, questa volta, la criminalità organizzata. Ma sempre di delinquente si tratta. Siamo alla fine di via del Popolino, tra Larciano e Monsummano, alle pendici del Montalbano. Il panorama è mozzafiato: si vedono le cartoline di Montevettolini, Monsummano Alto, il monte Serra, il Padule di Fucecchio, tutta la Valdinievole, fino al mare. Da un anno questo patrimonio è di proprietà dello Stato. E sta per passare al Comune di Larciano: mancano da risolvere le grane (cioè i crediti, vantati da una banca e da un privato) contratte dal professionista che, una ventina di anni fa, acquistò terre e mura. Ora, quassù, tra il verde delle nostre colline, si respira aria di legalità, di cultura, si ha la sensazione che il “bene” abbia sconfitto il “male”. Basta decidere da che parte stare.
Sono una ventina di ragazzi di Libera Caserta, l'associazione di contrasto alle mafie fondata da Don Luigi Ciotti, i primi a toccare con mano un altro luogo simbolo della lotta alla criminalità (in Valdinievole ce ne sono ben 16: il primo riutilizzato, dal 1995, è la sede del Gruppo Valdinievole a Macchino). Hanno tra i 16 e i 22 anni e da sabato scorso si muovono a bordo di due pulmini sul territorio della provincia, ospiti di associazioni e centri di aggregazione. Portano testimonianze da realtà complicate, come Casal di Principe («vogliamo che la parola casalesi sia usata per indicare gli abitanti della città, non la famiglia camorristica», dicono), Mondragone, Sessa Aurunca. Spiegano da dove si parte quando un bene «viene messo a disposizione della collettività, quando inizia una riflessione su come valorizzarlo a fini sociali e anche economici», sottolinea Alessandra Pastore di Libera Pistoia. Arrivano a proporre al sindaco Antonio Pappalardo un gemellaggio tra Larciano e Casal di Principe, con tanto di visita da ricambiare con il neo primo cittadino del paese campano Renato Natale (intanto, nei prossimi giorni, una delegazione pistoiese raggiungerà Sessa Aurunca).
Ora, però, viene il difficile, dalle parole ai fatti: come restituire il bene ai cittadini, come declinarlo con un'attività che possa portare beneficio al territorio, ai giovani in difficoltà, alle situazioni di disagio. Perché un’opportunità del genere non può, non deve sfuggire.
Luca Signorini
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