Sicurezza
I mali della Valdinievole nel libro di Enrico Rossi
Crisi e immobilismo delle istituzioni in un capitolo del “Viaggio in Toscana” del presidente della Regione. "La floricoltura è un binario morto"
MONTECATINI. Un viaggio fuori dal Palazzo, fatto di 26 tappe, 204 incontri, 12mila chilometripercorsi su una Fiat Punto a metano. Lungo questo itinerario il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, in otto mesi ha incontrato oltre 5mila persone. Un'esperienza così intensa e coinvolgente, che ora è anche un libro. Si chiama “Viaggio in Toscana”, si compone di 166 pagine, costa 15 euro ed è edito da Donzelli.
Il libro è diviso in due parti: un'introduzione storico politica sul riformismo toscano e una cronaca di viaggio in 37 capitoli, più un’appendice, con le informazioni sulle singole tappe.
C'è anche quella nella Valdinievole, una cronaca ragionata di quel 22 novembre 2013 interamente dedicato a questa parte della provincia di Pistoia. “C’era una volta la Valdinievole – scrive Rossi a pagina 61 del suo libro - la biennale del fiore, la Collodi di Carlo Lorenzini, le terme Leopoldine, le architetture di Galileo Chini e Ugo Giovannozzi. Oggi la Valdinievole come molti altri territori della Toscana patisce la morsa della recessione che picchia duro e a vecchi problemi (la viabilità, il ciclo delle acque, i trasporti) se ne aggiungono di nuovi. I settori manifatturiero e delle costruzioni hanno perso qui il 25% del fatturato e la popolazione inattiva e inoccupata supera il 50%. Viaggiando nei territori ci si accorge che questa ricchezza fatta di distretti e vocazioni uniche e radicate nella terra è allo stremo”.
C'è poi la parte dedicata a Montecatini, dove “nei pomeriggi d’inverno senti il vuoto della provincia, i caffè deserti, gli alberghi semivuoti, i cantieri fermi”. È l'occasione per parlare dell’immobilismo delle istituzioni locali toscane (e non solo di quelle valdinievoline) che non hanno saputo alzare lo sguardo e puntarlo oltre lo spazio angusto della provincia. “Oggi la floricoltura è un binario morto, quasi più nessuno produce in sede, si rivendono fiori olandesi e il mercato nuovo è semideserto. La Biennale del fiore si è interrotta e così l’indotto del ferro zincato per le serre o degli impianti d’irrigazione, un tempo richiamo di imprese leader nel settore come quelle israeliane”.
Tra le cause Rossi cita “certamente la rivalità con Viareggio e con la Liguria, ma soprattutto l’assenza di un modello organico di sviluppo”.
IL CAPITOLO INTEGRALE
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