Il Tirreno

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Una moschea nella zona della stazione

di Maria Salerno
Una moschea nella zona della stazione

La richiesta avanzata al Comune di Pescia. Il sindaco: «La esamineremo e valuteremo le richieste»

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PESCIA. «Se vogliono una moschea che ne tornino al loro paese». «La precedenza devono avercela gli italiani, non degli stranieri (clandestini) che vengono qua a dettar legge e fare i padroni a casa nostra». «Piuttosto faccio la guerra civile». Sono solo alcuni dei commenti pubblicati su Facebook all'indomani dell'annuncio della possibile apertura, a Pescia, di una moschea. Di certo al momento c'è solo la richiesta, depositata in Comune, di adibire un locale nei pressi della stazione ferroviaria a luogo di preghiera per i fedeli dell'Islam. Secondo indiscrezioni il locale in questione sarebbe di proprietà di Dino Bianchi, famoso in città per la produzione di fiori essiccati, che avrebbe già concesso l'immobile in affitto a quegli stessi soggetti che poi avrebbero chiesto l'autorizzazione per farci una moschea. «Non ho ancora avuto modo di vedere questa richiesta – ha dichiarato il sindaco Oreste Giurlani – certamente la esaminerò e valuterò quello che chiedono, ad ogni modo come principio non sono contrario, la libertà di culto poi è costituzionalmente garantita».

Di diverso avviso è Oliviero Franceschi, consigliere di un'Altra Pescia che nei giorni scorsi aveva dichiarato tranciante: «A decidere non può essere solo quest'amministrazione» e aveva chiesto che si aprisse una discussione pubblica sul merito della questione. «Per la comunità islamica residente a Pescia avere un luogo dove potersi riunire per pregare, soprattutto durante il ramadan (il mese sacro durante il quale si pratica il digiuno, ndr) sarebbe molto importante». A dichiararlo è Hakima Dakir, che da 12 anni vive a Pescia con la sua famiglia. «I musulmani sono gente normale, come i pesciatini – dice – non credo che i pesciatini vadano in giro ad ammazzare la gente perché non è cristiana. Per noi sarebbe importante avere un luogo dove riunirsi in preghiera, ma non abbiamo bisogno per forza di una moschea per essere musulmani. A me danno fastidio i modi e le parole. La mia è una famiglia tranquilla e aperta come le famiglie che vivono a Pescia. Ecco perché non capisco tutto questo accanimento. Sapere di avere un posto dove poter pregare tutti insieme servirebbe semplicemente a farci percepire un'atmosfera favorevole». Ma forse, dopotutto, il timore di chi non vuole la moschea è proprio quello che venga diffusa una simile percezione.

 

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