Sicurezza
Fondi europei per gli ex atleti di basket
Mario Boni, vicepresidente del sindacato Giba, ha lanciato l’idea per l’inserimento lavorativo dei giocatori a fine carriera
MONTECATINI. Il futuro dei giocatori di basket a fine carriera, in un momento storico in cui il lavoro si trova col lumicino, è alla base di una idea nata e sviluppata da Mario Boni, che oltre a vestire ancora i panni del giocatore (e con successo, vista la recente promozione in Dnb della sua Meridien Monsummano) agisce da qualche mese come vicepresidente esecutivo della Giba, il sindacato italiano dei giocatori di basket. La Giba, su imbeccata proprio di Supermario, si è fatta promotrice di una iniziativa dedita al futuro dei giocatori che giungono a fine carriera sportiva e che devono inserirsi nel mondo del lavoro.
«Non ci sono più gli stipendi di una volta – spiega Boni – e i giocatori, soprattutto quelli delle categorie dilettantistiche, non hanno la possibilità di crearsi un futuro con questi stipendi. Visto che la situazione generale non induce all’ottimismo e che un atleta a 35 anni è vecchio per giocare ma giovane per iniziare a lavorare, ecco che come Giba abbiamo iniziato a pensare al futuro dei nostri iscritti». La molla è nata guardando ai fondi Europei che annualmente vengono destinati al commercio, all’industria e in questo caso allo sport. «Ci siamo attivati da qualche mese e stiamo seguendo tutte le direttive per ottenere i fondi – continua Supermario – in pratica, i fondi europei serviranno alle aziende che intendono assumere i nostri associati per pagare i contributi e tutte le spese relative all’assunzione per un periodo di due anni, in modo che le aziende abbiano incentivi per le nuove assunzioni. L’idea è quella di creare nuovi posti di lavoro e di inserire nel mondo lavorativo tutti quegli ex giocatori che avrebbero difficoltà nel proseguire la vita dopo la carriera cestistica». E’ un dato di fatto che non tutti gli atleti, una volta appese le scarpe al chiodo, hanno la possibilità di aprire un’attività per conto loro o di lavorare nelle aziende di famiglia, anzi sono sempre meno. Per dare corpo a questa iniziativa la Giba si è affidata ad una psicologa, la dottoressa Claudia Cavaliere di Prato, che segue tutto l’iter. Inoltre, la Giba ha concluso proprio in questi giorni un corso al quale hanno partecipato molti ex giocatori, in cui gli atleti da inserire nel mondo del lavoro sono stati ascoltati da psicologi e sono stati ascoltati da agenzie interinali.
«Io e Alessandro Marzoli – conclude Mario – ci siamo presi molto a cuore questa vicenda, perché vediamo parecchi colleghi in difficoltà. Abbiamo parlato già con i delegati Coni regionali e nei prossimi giorni andrò a parlare con il presidente del Coni Malagò. In altri paesi europei come Spagna, Francia e Grecia l’iter è già iniziato. Per uno che ha giocato tanti anni a basket entrare adesso nel mondo del lavoro è molto difficile, e come sindacato non potevamo stare con le mani in mano. Siamo molto ottimisti che l’operazione vada a buon fine e che grazie a questi fondi europei potremo aiutare sia i nostri iscritti a iniziare una nuova vita lavorativa, sia aiutare ed incitare le aziende a poterli assumere. I costi relativi alle assunzioni sono lo scoglio più importante e poter attingere da fondi extra è un aspetto parecchio importante».
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