Il Tirreno

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«Siamo stati traditi da Cgil e Cisl»

di David Meccoli
«Siamo stati traditi da Cgil e Cisl»

Panapesca: i dipendenti spiegano le ragioni del loro no all’accordo tra azienda e sindacati

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MASSA COZZILE. Pronti a stracciare le tessere di Cgil e Cisl, colpevoli, a loro dire, «di non aver rispettato quello che volevano i loro iscritti». A pochi giorni dal fallito accordo tra Panapesca e sindacati i 39 dipendenti attendono la lettera di licenziamento formale: «Ma qualcosa ci dice che presto la società cercherà di fare un altro tentativo…», dicono con sicurezza, facendo forse riferimento al fatto che, in caso di mobilità, l’azienda dovrà pagare una sorta di penale di 9 mensilità per ogni dipendente licenziato.

E, nel dare la loro versione dei fatti, partono all’attacco di chi, sempre secondo loro, non avrebbe difeso in maniera sufficientemente ferma le loro posizioni. La scorsa settimana scadevano i termini previsti dalla legge per cercare di raggiungere un’intesa “bonaria” tra le parti. Ma anche la proposta last minute da parte dei vertici aziendali, seppure accettata da Cgil e Cisl, è stata sonoramente bocciata all’unanimità, oltre che dall’Ugl, dall’assemblea dei dipendenti. Con l’ultimo “rilancio” da parte dell’azienda i 39 impiegati e operai sarebbero stati licenziati e contestualmente riassunti dalla cooperativa subentrante con contratto a tempo determinato di un anno.

Il contratto sarebbe poi stato della tipologia “multiservizio”, che non è quello (attuale) del commercio, ma sicuramente meglio di quello di “facchinaggio”, così come ventilato nelle ultime settimane. Dopo un anno i lavoratori avrebbero potuto scegliere se rientrare nella mobilità (qualora fossero rimasti insoddisfatti delle nuove condizioni di lavoro) oppure essere riassunti a tempo indeterminato. In entrambi i casi avrebbero anche ricevuto un incentivo di 6mila euro.

«Ci teniamo a precisare – commentano i lavoratori con una lettera – che non abbiamo rifiutato il lavoro. Al tavolo della trattativa abbiamo sempre sostenuto che tutti e 39 volevamo salvaguardare il nostro posto. Abbiamo chiesto ripetutamente che ci portassero al tavolo la cooperativa per poter venire a conoscenza del contratto con le mansioni, gli importi e le ore lavorative. Saremmo comunque andati a perdere scatti di anzianità, indennità di cella, livelli e altro ancora. In pratica, ci volevano far firmare un contratto al buio».

«Inoltre – prosegue la lettera – ci hanno messo sul tavolo 6mila euro lordi da diluire in 12 mesi con il Tfr. Noi abbiamo ribattuto chiedendo fino allo sfinimento di poter trattare con la nuova cooperativa, perché il lavoro ci serve. Una cosa strana è anche il fatto che, nonostante la mancanza di lavoro e gli esuberi denunciati nella procedura, all’inizio avrebbero voluto riprendere solo la metà dei dipendenti, poi sono arrivati a volerne reinserire tutti e 39. Ma se la cooperativa era quella che carica i suoi collaboratori nel cassone di un furgone, come avrebbe trattato noi? Dov’è la dignità del lavoro?».

Quindi l’attacco ai sindacati: «Cgil e Cisl non avevano mandato per firmare quella proposta di accordo e lo dimostra il fatto che l’assemblea dei lavoratori l’ha bocciata all’unanimità. E proprio per il fatto che le due organizzazioni sindacali non hanno rispettato il volere dei loro iscritti, la maggior parte di essi ha deciso di togliere le tessere».

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