Il dolore
Il rebus della giunta, tutti i nodi di Bellandi
L’unico nome dato per sicuro è quello dell’ex vicesindaco Ennio Rucco. Restano quattro posti da assegnare per una miriade di papabili
CHI SALE E CHI SCENDE ECCO IL BORSINO DELLA NUOVA GIUNTA
MONTECATINI. Non appena si è chiuso il ballottaggio, con la conferma di Bellandi alla guida di Montecatini, si è subito aperto il toto assessori, per cercare di capire chi saranno i componenti della squadra. Tanti i nomi che circolano, molti dati “per certi”, anche se, a conti fatti, il numero di “certezze” alla fine supera di gran lunga quello dei cinque posti disponibili. Un rebus per lo stesso primo cittadino, alle prese con un complicato gioco di incastri e di equilibri da mantenere.
Una certezza comunque c’è, ed è quella di Ennio Rucco, vicesindaco uscente e rientrato in consiglio a furor di popolo, visto il gran numero di preferenze riscosse. La conferma del posto in giunta e, probabilmente, anche del ruolo di vicesindaco, appare scontata. Molto più che probabile, anche la conferma in giunta di Bruno Ialuna, il più votato (e unico a entrare in consiglio) della lista MontecatineSì, che sosteneva Bellandi.
Sul resto della composizione della squadra incidono anche tanti altri fattori, in primis quello delle quote di genere, in base al quale ci dovranno essere almeno due uomini e almeno due donne. Un paio di nomi maschili li abbiamo già fatti, e può darsi che le “quote celesti” occupino anche un terzo posto, per il quale sono due i nomi forti in lizza. Molto quotato è Enrico Pieri, il più votato della lista La città che vogliamo (lista che però non ha eletto alcun consigliere). Ma ancor più quotato è Leonardo Magnani, medico, molto impegnato nel volontariato e, soprattutto, protagonista di un exploit personale notevole per il numero di preferenze raccolte. È questo uno dei tanti nodi da sciogliere per Bellandi. Il fatto di indicare, tra Pieri e Magnani, il secondo come “favorito” deriva essenzialmente da una questione di... principio. Uno dei patti taciti interni al centrosinistra, infatti, prevedeva alla vigilia del voto un riconoscimento – sotto forma di assessorato – basato sul consenso elettorale e sul raggiungimento del quorum. Ora Magnani è stato eletto, e Pieri no, ma quest’ultimo ha comunque ottenuto un numero tale di preferenze da poter indurre Bellandi a concedere una deroga a quel principio. In ogni caso, se davvero siamo di fronte ad un aut aut, ossia o l’uno o l’altro, chi sarà scelto dovrebbe vedersi assegnato l’assessorato alle politiche sociali (che sarebbe ceduto da Rucco, indicato in pole per quello all’urbanistica). Esiste però anche un’altra (remota a dirla tutta) strada, quella dell’ingresso di entrambi in giunta a spese di Ialuna, cui potrebbe essere assegnato un altro ruolo (resta da capire quale).
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Ma i nodi ancor più intricati da sciogliere sono legati alle “quote rosa”. Anche qui c’è un nome dato per “più probabile” degli altri, ossia quello del consigliere neoeletto Alessandra De Paola (forse candidata al ruolo di assessore al turismo, anche se si tratta di un incarico fino ad oggi gelosamente tenuto dal sindaco). Per il resto, invece, è difficilissimo districarsi tra i tanti nomi che vengono fatti: c’è naturalmente quello di Monica Galluzzi, assessore uscente, che però in quest’occasione potrebbe essere chiamata a fare un passo indietro (e un suo ritorno in giunta viene al momento dato come poco probabile). Ci sono poi i nomi di Helga Bracali (magari al posto della Galluzzi come assessore ai lavori pubblici), e dell’ormai ex consigliere provinciale Siliana Biagini, entrambe elette in consiglio; nonché quello di Beatrice Chelli, che invece non ce l’ha fatta. In quest’ultima terna di nomi è dato per favorito però proprio quello della Chelli. Anche qui dovrebbe valere il principio del mancato quorum, ma, con l’eventuale ingresso in giunta di due Pd, diventerebba la prima dei non eletti, e potrebbe scattare una deroga alla regola non scritta. Un altro nome “in rosa” che circola con insistenza (ma che ha il sapore della speculazione teorica) è anche quello di Lidia Martini, montecatinese e assessore dell’ormai disciolto ente Provincia.
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Tante variabili cui, però, si aggiungono anche altri elementi e ruoli sui quali Bellandi può lavorare per trovare la quadratura del cerchio. In particolare la nomina del capogruppo Pd (il nome che viene dato per favorito è quello di Luciano Baldecchi) e, soprattutto, l’incarico di presidente del consiglio, che potrebbe costituire la soluzione al problema in rosa, magari con l’assegnazione a chi, nella passata legislatura, era stato vicepresidente, ossia beatrice Chelli.
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