Il dolore
Panapesca, l’accordo bocciato dall’assemblea
L’ultima proposta dell’azienda prima di procedere ai 39 licenziamenti rigettata all’unanimità dai lavoratori. I sindacati: «Per noi è una sconfitta»
MASSA COZZILE. Nessun accordo tra Panapesca e lavoratori: ora la società ha 120 giorni di tempo per licenziare 39 dipendenti. Una vicenda che da tempo vive in un clima surreale, con una cooperativa (ma non si è mai saputo quale) che avrebbe rilevato un ramo d’azienda e con la denuncia da parte dei lavoratori di comportamenti antisindacali (in un’occasione furono trovati tre “esterni” mentre stavano entrando nello stabilimento di Traversagna nascosti dentro il cassone di un camion). E in un clima surreale si è conclusa, con una proposta last minute da parte dei vertici aziendali accettata da Cgil e Cisl, ma sonoramente bocciata all’unanimità, oltre che dall’Ugl, da un’assemblea dei dipendenti convocata in fretta e furia ieri pomeriggio.
Scadevano infatti ieri i termini per trovare un eventuale accordo e scongiurare la messa in mobilità dei 39 lavoratori. Giovedì una prima assemblea aveva respinto l’accordo proposto dalla Panapesca, giudicato privo di sufficienti garanzie. Ieri mattina in Provincia a Pistoia, quindi, i rappresentanti sindacali avevano ricevuto semplicemente il mandato per firmare il verbale di mancato accordo. È a questo punto che l’azienda, messa con le spalle al muro, ha deciso di cedere ad alcune richieste dei sindacati. In pratica i 39 impiegati e operai sarebbero stati licenziati e contestualmente riassunti dalla cooperativa subentrante con contratto a tempo determinato di un anno. Il contratto sarebbe poi stato della tipologia “multiservizio”, che non è quello (attuale) del commercio, ma sicuramente meglio di quello di “facchinaggio”, così come ventilato nelle ultime settimane. Dopo un anno i lavoratori avrebbero potuto scegliere se rientrare nella mobilità (qualora fossero rimasti insoddisfatti delle nuove condizioni di lavoro) oppure essere riassunti a tempo indeterminato. In entrambi i casi avrebbero anche ricevuto un incentivo di 6mila euro. Nell’accordo le parti avevano inserito una clausola che subordinava il tutto all’accettazione dell’assemblea dei lavoratori, che si è tenuta nel tardo pomeriggio di ieri. Apparentemente poteva sembrare una formalità (da una parte il licenziamento, dall’altra la riassunzione), ma non è stato così: i dipendenti all’unanimità hanno fatto muro e respinto al mittente l’ultimo tentativo di chiudere bonariamente la vicenda. «Una profonda amarezza», ha commentato Alessandro Cartei, Filcams Cgil; «Per noi è una sconfitta», ha detto Aniello Montuolo, Fisascat Cisl. Ma perché si è arrivati a questo? Giovedì le Rsu avevano dato una loro versione: «Se ci riprendono tutti, allora dov’è l’esubero? L’azienda vuole solo risparmiare sulle 9 mensilità che ci dovrà pagare con la mobilità». E non avevano escluso una via giudiziale per risolvere la questione.
David Meccoli
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