Finanza
Topi in aula: il Comune attacca
«Per legge i dirigenti scolastici non possono limitarsi a segnalare il problema»
MONSUMMANO. «Nel momento in cui ci assumiamo le nostre responsabilità, e mentre altri ne rifuggono, vorrei ricordare che per la legge i responsabili della sicurezza della scuola sono i dirigenti scolastici, che non possono limitarsi a segnalare un problema, ma hanno l’obbligo di verificare come e se è stato rimosso e di informare del rischio»: con un lungo intervento il dirigente comunale Antonio Pileggi risponde alle dichiarazioni del preside del primo istituto comprensivo cittadino, Vito Pace, sulla vicenda del bambino che è entrato in contatto con del veleno per topi all’interno della materna “Lorenzini”.
«Intanto – scrive Pileggi – voglio esprimere tutto il rammarico mio e del personale comunale per quanto accaduto, scusandoci nuovamente con il bambino e la famiglia, a prescindere dalle responsabilità».
Poi la nota scende nel dettaglio: «La derattizzazione è materia puramente gestionale, gestita dal servizio in completa autonomia dagli amministratori, sindaco in testa (a cui si era rivolto Pace ndr), che quindi non hanno alcuna responsabilità, né devono o dovevano essere necessariamente informati. Anche se non di nostra competenza (non deve essere il Comune a pulire e igienizzare gli ambienti scolastici), il magazzino comunale si è attivato, non per propria scelta, ma dopo ripetute segnalazioni provenienti dalla scuola, sulla presenza di roditori. Va da sé che, avendolo sollecitato, la scuola era conseguentemente informata dell'intervento di derattizzazione».
È così partito l'iter per verificare l'esistenza o meno del problema: «Di norma gli interventi di disinfestazione – continua il dirigente – erano svolti dall’Asl, che però non svolge più queste attività dal 31 dicembre. Prima di procedere abbiamo affidato a un'azienda lo screening su tutte le scuole, avviando poi le conseguenti azioni con priorità l'intervento sulla Lorenzini. È stata eseguita la derattizzazione con tecniche e materiali assolutamente rispettosi di ogni rischio per chi fosse entrato in contatto con le trappole, che dovevano essere collocate in luoghi non accessibili, tanto più ai bambini. All'interno della scuola non avrebbe dovuto trovarsi nessuna trappola “attiva”, ma solo trappole inattive, cioè “di verifica” sulla presenza o meno dei roditori. Stiamo verificando quindi che cosa sia avvenuto».
«In futuro – chiude Pileggi – le modalità di intervento in contesti scolastici cambieranno, così da evitare che la nostra continua disponibilità a intervenire, spesso oltre le nostre competenze, si trasformi in un'impropria assunzione di responsabilità».
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