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Mobilitazione alla Iti Box contro venti licenziamenti

Luca Signorini
Mobilitazione alla Iti Box contro venti licenziamenti

Il sindacato chiede i contratti di solidarietà e lamenta l’assenza di confronto Da qui un pacchetto di 16 ore di sciopero e il presidio ai cancelli della cartiera

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MONSUMMANO. È uno stato di agitazione collettivo quello dei 56 dipendenti della Iti Box, che ieri mattina hanno partecipato al presidio davanti ai cancelli dell'azienda per protestare contro i 20 esuberi previsti al termine del periodo di cassa integrazione straordinaria, che scade a maggio.

Un sit in organizzato con la Slc Cgil dopo una settimana di scioperi (dalle 3 alle 4 ore ogni giorno a braccia conserte) e varie richieste d'incontro andate a vuoto presentate ai vertici della Papier International, la società proprietaria della storica cartiera di via del Fossetto, nella frazione di Cintolese.

«Noi proponiamo di sostituire gli ammortizzatori sociali in scadenza con i contratti di solidarietà di tipo “difensivo” – spiega Emiliano Silvestri della Slc Cgil gli specifici accordi tra azienda e rappresentanze sindacali che prevedono sì la diminuzione dell'orario di lavoro, ma al contempo il mantenimento dell'occupazione in caso di crisi, l'unico modo per scongiurare adesso i licenziamenti. Alle nostre richieste non è stato mai risposto, per questo da fine febbraio abbiamo proclamato lo stato di agitazione con un pacchetto di 16 ore di sciopero, che è destinato a continuare anche durante la prossima settimana. Chiediamo semplicemente una collaborazione per tentare di superare indenni il guado della crisi economica».

È dal 2009 che le maestranze della Iti Box (36 nel reparto produzione e 20 in quello amministrativo) vivono una situazione d'incertezza con l'apertura della cassa integrazione per la diminuzione delle commesse in Italia (il mercato a cui soprattutto si rivolge l'impresa) e il paventato progetto di terminare la produzione interna di cartoni da imballaggio per concentrarsi soltanto sulla loro lavorazione (quindi passando all'acquisto delle materie prime).

«Non abbiamo mai visto aziende che si concentrano sulla produzione avere in organico così tante persone negli uffici – riprende Silvestri – pur essendo una realtà industriale, la Iti Box viene gestita come se fosse una ditta artigianale. Riscontriamo una grave cecità che porterà l'azienda a consumarsi da sola».

«Per fortuna siamo molto uniti e tutti insieme partecipiamo alla protesta – aggiunge Serafino Guidini della Rsu interna – si parla di 16 esuberi nella produzione e i restanti nei servizi, dal centralinista all'addetto alle pulizie. Chiediamo i contratti di solidarietà ma siamo disponibili anche a raggiungere un accordo per tentare di portare a fine lavoro i colleghi più vicini all'età pensionabile».

Viene escluso che lo stato di crisi sia imputabile ai contenziosi aperti tra la Iti Box e il Comune, sia in riferimento all'ampliamento della discarica del Fossetto sia al recupero di 130mila euro di oneri di urbanizzazione pagati per opere mai costruite.

 

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