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L’Asl sulle cure a domicilio «Servizio mai interrotto»

L’Asl sulle cure a domicilio «Servizio mai interrotto»

Il responsabile cure palliative replica all’allarme: «L’attività è stata potenziata reinvestendo in un incremento di medici i costi del contratto del dottor Bologna»

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PESCIA. «Non so come si sia potuta diffondere questa notizia, il servizio di assistenza domiciliare ai malati terminali non si è mai interrotto»: i vertici della Asl pistoiese, con in prima fila il dottor Luca Lavacchi, responsabile delle cure palliative, smentiscono l’allarme che, dall’inizio della settimana, si è diffuso tra i pazienti che vengono seguiti a casa e i loro familiari. Un allarme che si è diffuso in Valdinievole, e che ha accompagnato la notizia del cambio di ruolo per uno dei medici chiamati a svolgere questo delicato ruolo. Anzi, per molte famiglie IL medico, ossia il dottor Alberto Bologna, uno dei tre che si occupavano di questo compito, impegnato soprattutto in Valdinievole, dove nel corso del tempo ha stabilito un rapporto anche a livello empatico particolarmente forte con i suoi assistiti. E forse proprio la notizia che non sarebbe stato più lui (da lunedì scorso) a svolgere quel compito è stato letto, dai pazienti, non come un normale cambio della guardia, ma come un’interruzione dello stesso, anche se così non è, assicura Lavacchi: «Anzi, il servizio è stato incrementato. Si è passati da tre a quattro medici impegnati nell’assistenza domiciliare».

Una decisione che viene spiegata con la possibilità di distribuire meglio le risorse, riuscendo a ottenere di più a un costo uguale. Il tipo di contratto che lega l’Asl al dottor Bologna, infatti, comporta costi notevoli ad ogni uscita domiciliare. Così è stato deciso di far quadrare il cerchio. Il dottor Bologna si occuperà dell’hospice che sarà aperto («In tempi brevissimi») dentro l’ospedale di Pescia, e che va a mitigare i disagi che hanno accompagnato un anno e mezzo fa la chiusura dell’hospice di Lamporecchio per lavori («Lavori che si stanno prolungando più del previsto»). L’hospice all’interno dell’ospedale di Pescia - con 4 posti letto - resterà attivo sino alla riapertura della struttura lamporecchiana («Si spera entro la fine dell’anno»).

Qui opererà il dottor Bologna, chiamato prima dell’apertura dell’hospice “temporaneo” a organizzare il servizio interno all’ospedale di Pescia. Un’attività questa meno costosa per l’Asl che ha potuto così liberare, appunto, le risorse per portare da 3 a 4 (con due medici in sostituzione di Alberto Bologna) impegnati nelle cure palliative domiciliari (che vedono impegnati anche «sette infermieri, sei operatori sociosanitari, una psicologa e un fisioterapista»).

In sintesi, forse per una comunicazione insufficiente alle famiglie, o, più probabilmente, per la difficoltà ad accettare l’idea di non ricevere più le visite di quel medico così amato da tutti, «si è scambiata per un’interruzione ciò che in realtà è un potenziamento del servizio domiciliare».

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