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Montecatini

Colpo al Monte, preso il clan dei catanesi

di Corrado Benzio
Colpo al Monte, preso il clan dei catanesi

Catturati i 4 banditi di Monsummano, compreso il basista. Cc e polizia li fermano al casello impedendo qualsiasi reazione

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MONSUMMANO. L’auto, una Nissan Note, era parcheggiata a Pieve a Nievole. Era infilata in una stradina, come fosse stata una normale auto di un residente. Il massimo per non dare nell’occhio. Era l’auto che era stata notata sul luogo della rapina di giovedì pomeriggio al Monte dei Paschi di Siena a Monsummano.

Carabinieri e polizia si sono appostati, immaginando che il trio sarebbe tornato a riprenderla. Del resto era una macchina «pulita» nel senso che era stata noleggiata a Catania e non rubata in qualche contrada pistoiese. Quella Nissan Note era una sorta di esca che ha portato carabinieri e polizia all’arresto dei 4 banditi che avevano organizzato e portato a termine il colpo da 18mila euro al Msp d Monsummano.

Gli arrestati sono 4 catanesi, compreso il basista. Anche lui siciliano dell’Etna, ma residente da tempo a Monsummano. Qui i pendolari delle rapine hanno dormito mercoledì sera (e forse le sere prima, chissà) ed in questa casa i carabinieri hanno trovato berrettini ed altri indumenti che usavano per il colpo, oltre ai 12 dei 18mila euro che erano stati rubati in banca.

Una rapina cruenta. Il trio era disarmato, se si esclude il classico trincetto con cui il capobanda era entrato nell’istituto di credito. Ma una volta dentro ha strattonato un sessantacinquenne, peraltro sofferente di cuore. Il palo, invece, ha visto un passante al telefonino. Ha sospettato che chiamasse la Polizia per dare l’allarme e allora lo ha affrontato mollandogli un pugno.

Tutto questo gran casino non è servito altro che a lasciare traccia un po’ ovunque, nel senso che le telecamere di mezza Monsummano hanno ripreso loro e la loro auto, la Nissan.

E così quando il quartetto è andato a prendere l’auto si è trovata la zona pullullante di carabinieri e agenti. Che li hanno seguito e all’approssimarsi del casello di Chiesina, temendo di perderli in autostrada, è scattato lo stop.

Prima una volante e una gazzella dei carabinieri hanno bloccato l’auto, poi sul posto si è diretto un battaglione di auto civetta.

«I quattro non hanno opposto resistenza _ ha spiegato il questore di Pistoia, dottor Maurizio Manzo nel corso della conferenza stampa di ieri mattina _ ma sono stati momenti di altissima tensione. Quando si affrontano personaggi del genere non è facile immaginare se sono armati e come. E soprattutto se sono pronti ad opporre resistenza».

Il clan dei catanesi si è arreso senza colpo ferire, come fanno i professionisti del crimine quando capiscono che la partita, almeno quella in gioco, è persa .

Erano in quattro sull’auto del colpo, ma le forze dell’ordine temono ci sia un quinto uomo. Lo si desume dal fatto che dai 18mila euro sottratti alla banca, in casa del basista ce ne fossero solo 12mila. E he quei 6mila euro potessero essere anche l’anticipo per altri colpi in fase di preparazione.

Non solo. Ci sono altre cose che lasciano molti dubbi. Partire da Catania, affittare un auto, spendere uno stonfo di autostrada per dividersi poche migliaia di euro, fa pensare che il quartetto avesse in mente anche altre rapine in zona, o comunque in Toscana. Insomma che non sarebbe salito al Nord per dividersi poco più di 3mila euro che poi alla fine possono costare 5 anni di carcere, come minimo.

Per questo polizia e carabinieri (a nome dell’Arma ha parlato in conferenza il comandante provinciale colonnello Caciuttolo), hanno spiegato che le indagini continuano per capire il vero valore di questo gruppo.

L’età va dai 21 ai 49 anni. Tutti pregiudicati per reati molto simili. Uno di loro, ricorda Manzo, aveva appena lasciato a dicembre 2013 gli arresti domiciliari ed era fuori per fine pena, insomma aveva espiato la sua colpa.

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