Il Tirreno

Montecatini

L’Asl «abbandona» i malati terminali

di Franca Capecchi

Grave denuncia del dottor Bologna: «Li visitavo tutti a casa, ora l’azienda pretende che si presentino al Cosma e Damiano

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PESCIA. L’accusa è molto grave.

«Non sarà facile assistere senza provare stupore e ripugnanza a questa "fine dell'assistenza domiciliare ai malati terminali"- sostiene Alberto Bologna medico specialista in cure palliative,- annunciata con una lettera di preavviso, firmata dal responsabile delle cure palliative per la provincia di Pistoia, Luca Lavacchi e che, in pratica, mette fine, senza un vero motivo apparente, alle visite domiciliari (32 la settimana) ai pazienti oncologici a me affidati in Valdinievole, con i quali ho un rapporto, fin dal 2001, di grande comprensione per le loro necessità e difficoltà a contrastare i dolori cronici derivati da malattie incurabili».

In pratica i malati sottoposti a cure palliative, ovvero che servono a sostenere la sofferenza in mancanza di cure risolutive, non potranno più essere curati a casa.

«Questa direttiva che mi è stata comunicata venerdì scorso, e che porta la paternità dei dirigenti Asl3 (Lucia Turco e Luca Cei) non tiene conto assolutamente delle condizioni dei malati, in prevalenza allettati e, invitati assurdamente, nelle loro condizioni di salute disastrate, a recarsi in 4 stanzette allestite in tutta fretta nell'ospedale Cosma e Damiano di Pescia».

Il dottor Bologna è un fiume in piena: «Sono solo quattro stanze, che non sono assolutamente a norma per essere definite hospice, e che saranno a disposizione dei malati terminali in un tempo ancora da definire. In ogni caso non accoglienti nei confronti dei malati e dei loro accompagnatori, soprattutto se si tiene conto che per molti di loro saranno gli ultimi giorni di vita. Da lunedì scorso “presidio” queste 4 stanze con orario spezzato (mattino e pomeriggio) in attesa dei malati che normalmentE visito a letto nel loro domicilio, senza vedere nessun paziente, mentre questi ultimi mi tempestano di telefonate invocando cure e medicine. Solo i colleghi medici dell'ospedale e di medicina generale, che mi confermano solidarietà e comprensione, mi aiutano a far “passare il tempo” di attesa fra l'orario mattutino e quello pomeridiano, poiché ho ricevuto l'ordine di non lasciare l'ospedale, mentre nelle case dei malati in questione si consuma lo stesso sgomento».

Già i malati, a questo proposito anche loro, insieme ai loro congiunti, sono sul piede di guerra e preannunciano proteste e manifestazioni.

«Siamo stati lasciati soli – conferma la figlia di Iolanda Pagnini, malata in fase terminale –- ricevevamo ottime cure dal dottor Bologna e non capiamo il motivo di questo allontanamento che mette in pericolo le condizioni di vita di mia madre. Da giorni mia madre non riceve nessuna visita medica, noi non abbiamo avuto nessun tipo d'informazione dall'Asl, al pari di noi, sappiamo che tanti altri malati si trovano nelle medesime condizioni. Una vicenda incredibile, non è possibile “giocare” così sulla pelle dei malati».

Intanto ci sono quattro letti inutilizzati, mentre i pazienti aspettano a casa il “loro” medico. Della vicenda si sta occupando il sindacato Sumai e le varie associazioni di volontariato “toccate” anche loro dalla novità, mentre Alberto Bologna preannuncia una vertenza che non esclude sorprese a carico dell'Asl.

Insomma si apre una battaglia molto complicata, soprattutto perché la vicenda tocca malati con condizioni, anche psicologiche gravissime.

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