Il dolore
Per gli “invisibili” le gabbie restano chiuse
Il sindaco incontra i volontari che difendono gli 11 cani abbandonati ma ribadisce che l’unica soluzione è trasferirli
MONTECATINI. La petizione avviata domenica in viale Verdi dal movimento “Io sto con gli invisibili” (che in una sola giornata ha raccolto 800 adesioni tra quelle della gente che si è presentata al banchetto e le sottoscrizioni on line sul sito Facebook) un risultato l’ha ottenuto: quello di indurre il sindaco a convocare un incontro a tambur battente. Ieri all’una Giuseppe Bellandi ha ricevuto nel suo ufficio i volontari che da tempo si battono per trovare una collocazione agli 11 cani (incroci di pitbull e labrador) abbandonati in un recinto a Pieve a Nievole dal proprietario in seguito a uno sfratto. Ma la possibilità di avere un chiarimento diretto con il primo cittadino è stato, in sostanza, l’unico risultato concreto ottenuto dalla delegazione (che è stata accompagnata anche dalla presidente dell’associazione Amici degli animali che gestisce il Canile Hermada, Loriana Nerli, e dal capogruppo di opposizione e candidato a sindaco del centrodestra, Riccaro Sensi).
Giuseppe Bellandi ha infatti ribadito le ragioni che avrebbero portato, nel giugno 2010, la Conferenza dei sindaci della Valdinievole a decidere di sospendere l’utilizzo delle 25 gabbie acquistate (per un costo totale di quasi 100mila euro) alcuni anni prima. Gabbie che però avrebbero dovuto essere destinate a un canile comprensoriale che poi, nei fatti, non è stato mai realizzato.
Ha ricordato che oltre agli esposti dei vicini del canile, che si lamentavano per il rumore provocato dagli animali, ci fu anche un sopralluogo dei Nas nell’ottobre del 2009, dal quale emerse in sostanza che le gabbie non erano in contiguità con la struttura centrale dotata di ambulatorio, così come prescrive la legge (sulle risultanze del verbale dei Nas però l’interpretazione dei volontari con coincide). Insomma, il sindaco ha affermato che se si ospitassero gli “invisibili” nei box tuttora vuoti ci sarebbe il rischio di chiusura del canile stesso.
Cosa fare? Visto che la sentenza del giudice di Pistoia obbliga comunque la struttura convenzionata col Comune a prendersi cura degli 11 cani, la soluzione sarebbe quella di dirottare 7 di loro (per 4 l’Hermada avrebbe posto) al canile Valdiflora a Pescia o a quello dell’Enpa a Pistoia. I costi sarebbero di 1,2 euro al giorno ad animale a Pistoia, e di 2 euro a Pescia (al netto dei 2,80 euro che il Comune versa all’Hermada). «Se la nostra struttura ritiene di non poter sopportare il costo – ha detto Bellandi – cercheremo di organizzare iniziative pubbliche in suo sostegno. Ma non possiamo mettere il canile Hermada nella condizione di rischiare la chiusura per aver disatteso delle disposizioni». Il sindaco ha assicurato poi che contatterà l’Enpa di Pistoia per convincerla a restituire a Montecatini i cani una volta che si dovessero liberare dei posti. Facce scure dei volontari al termine dell’incontro, e la sensazione che della storia degli “11 invisibili” se ne parlerà ancora a lungo.
Alessandro Gasperini
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