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Negozi: più chiusure che aperture A Pescia resistono i locali storici

Duri i dati di Confcommercio per la Valdinievole Ovest: la situazione peggiore a Chiesina Pagni: «Ci sono attività aperte da giovani che durano lo spazio di pochissimi mesi»

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PESCIA. Appare sempre più disastrosa la situazione delle piccole e medie imprese della Valdinievole Ovest. Nel quadro dipinto da Confcommercio e dai suoi rappresentanti locali, infatti, è evidente che il territorio ha subìto una continua e progressiva perdita di imprese e negozi, e, con loro, di lavoro. Aspettando la pluricitata ripresa del 2014 per ora occorre basarsi sui dati 2013 della Camera di Commercio di Pistoia: i numeri parlano da soli, e male. Se il tasso della movimentazione delle imprese in tutta la provincia si attesta intorno al –0,6% (con Pistoia ultima in toscana), l’area della Valdinievole conferma la tendenza, fermandosi a un complessivo -0,7%. Un risultato che tende addirittura a peggiorare a Pescia (-0,8%) e Ponte (-1,1%), raggiungendo il picco a Chiesina (-3%). Va meglio ad Uzzano dove però il tasso di crescita ha comunque sempre il segno meno (-0,2%).

«Non risultano particolarmente confortanti – si legge nella nota della Confcommercio – nemmeno le percentuali legate al turismo, dove la Valdinievole si attesta al -3,8%. Ancora una volta il maggior calo di presenze si è avuto a Chiesina che, secondo l'Osservatorio turistico provinciale, tra gennaio e novembre 2013 è stata segnata da un -7,69%. Fa invece eccezione Pescia, probabilmente agevolata della vicinanza di Collodi e del parco di Pinocchio, che ha fatto registrare un saldo positivo (4,21%)».

Ma a essere colpito da questa crisi infinita sembra esser stato soprattutto il commercio di vicinato. E a ostacolare la ripresa ci sono anche problemi peculiari di ogni territorio. E pure i Comuni, forse schiacciati dalla necessità di far cassa, sembrano metterci del loro.

«Il quadro strutturale è quello che è – dice Alessio Pagni, presidente della delegazione locale di Confcommercio – a Pescia continuano a resistere i commercianti storici, che hanno costruito la propria storia in periodi migliori di questo. Soffrono invece le imprese giovani, che spesso nascono e muoiono in pochi mesi. A gravare è soprattutto una pressione fiscale eccessiva. Poi, ci sono anche altri problemi, come una gestione non adeguata di viabilità e parcheggi: forse anche per questo piazza Mazzini conta al momento almeno 5 o 6 fondi sfitti».

«A Ponte nell'ultimo anno le cose sembrano essere cambiate in peggio – fa eco Rosario Ianniello – e molti negozi hanno chiuso i battenti. C'è stato un grande calo di vendite, un 30% in meno, in tutti settori. A infierire è spesso una tassazione esagerata: anche per questo stiamo cercando di avviare una collaborazione col Comune e i proprietari dei fondi sfitti, per mettere questi ultimi a disposizione degli aspiranti imprenditori con affitti agevolati».

Non meno negativi i commenti della rappresentante di Buggiano: «A fine 2013 – racconta Patrizia Michelotti – sono state molte le partite iva ridepositate, soprattutto di bar e studi professionali. Il fatto è che manca la liquidità e così le vendite non risultano mai costanti: anche i buoni territoriali non risultano al momento sufficienti per rilanciare l'economia».

Ancor più penalizzata appare Chiesina, dove alla chiusura dei negozi, si aggiunge l’abbandono di molte case del centro e la presenza di storiche e importanti strutture inutilizzate, come il Concorde e il teatro Verdi. E non si salva nemmeno Uzzano, dove pure il tasso di decrescita appare inferiore rispetto ai comuni limitrofi, ma pur sempre di decrescita si tratta. «Anche qui comune – conclude Cesare Maltagliati – la situazione non è semplice. Forse i primi segnali di una leggera ripresa ci sono, ma sono comunque molto lievi. Qui i problemi strutturali si sentono meno che altrove, mentre penso che pesi la mancanza di fiducia da parte delle persone alle prese con la crisi. Molti colleghi lamentano grosse difficoltà con le banche, che hanno chiuso i rubinetti».

Francesca Maltagliati

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