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Incontro con l’M5S, ma di programma non si parla

PESCIA. Partenza lenta per l’M5S, che venerdì sera ha aperto la campagna elettorale a Castelvecchio. Una decina gli intervenuti, disposizione a cerchio, quella che la psicologia ritiene la migliore...

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PESCIA. Partenza lenta per l’M5S, che venerdì sera ha aperto la campagna elettorale a Castelvecchio. Una decina gli intervenuti, disposizione a cerchio, quella che la psicologia ritiene la migliore per favorire gli scambi alla pari. Infatti i pentastellati hanno puntualizzato fin da subito che venivano come cittadini ad ascoltare altri cittadini. E i castelvecchini presenti hanno raccolto l'invito.

I primi 40 minuti sono stati tutto un racconto di quanto sia difficile vivere in montagna, dove sono stati tagliati servizi essenziali, dove manca un sistema di trasporti, dove le istituzioni non si vedono mai.

I pentastellati ascoltano e mostrano comprensione. Poi, qualcuno dal cerchio, domanda:«Voi cosa siete venuti a proporci? Noi abbiamo parlato, adesso vorremmo ascoltare voi». Così inizia il giro delle presentazioni. Ogni attivista dice il proprio nome, quello che fa nella vita e cosa lo ha spinto ad avvicinarsi al movimento. Tutti sono più o meno d'accordo nell'affermare che non esiste un'alternativa più convincente di quella del movimento. Però, dopo lo sfogo, i partecipanti alla riunione si aspettano risposte o quanto meno proposte, che non arrivano. Ancora, dal cerchio si sente domandare «Chi sono i vostri candidati? Chi è il candidato sindaco?», ma anche questa volta non giunge risposta alcuna. Poi finalmente un chiarimento: «Noi non siamo qui a chiedere voti, non ci interessano, ci interessa la vostra partecipazione. Non ci interessa nemmeno proporvi un programma preconfezionato».

D'accordo, fa notare qualcuno, ma qualche proposta dovete pur farla e sulla base di quella si discute. Questa è la politica. «Questa è la vecchia politica – è la replica dei 5 stelle – quella fallimentare dei partiti che non ci ha portati da nessuna parte». «Va bene – interviene uno dei presenti – fate la vostra politica, ma ci vogliono un programma, proposte sulla base delle quali scegliere di darvi fiducia o no». Un messaggio che non sembra passare: «Non ci interessa fare promesse perché poi non sappiamo se saremo in grado di mantenerle». Non vi chiediamo “promesse” ribadisce qualcuno dei presenti, ma idee, un progetto per la città. A quel punto viene fuori che il programma c'è, ma nessuno ritiene di doverlo raccontare. Sguardi costernazione, sorrisi increduli e qualcun'altro che, tornando a casa, bisbiglia al vicino: «Sono ragazzi».

Maria Salerno

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