Il Tirreno

Montecatini

Il futuro della casa di riposo

«Il San Domenico sopravviverà?»

L’opposizione ci riprova e presenta un’altra interrogazione

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PESCIA. Il San Domenico, in quanto struttura pubblica, potrà continuare a rappresentare un servizio per la popolazione anziana o è inevitabilmente destinato a chiudere con tutto ciò che ne consegue? Tornano a chiederlo i consiglieri d'opposizione Roi Giorgi (Pd) e Ferdinando Campolunghi (Prc)con un'interpellanza al sindaco. La seconda a distanza di quasi sessanta giorni da una prima richiesta di chiarimenti sulla situazione dell'azienda pubblica di servizi, presentata lo scorso 16 gennaio e alla quale a oggi non è ancora giunta risposta.

In quella prima interpellanza Giorgi e Campolunghi chiedevano di conoscere l'andamento gestionale del San Domenico, di chi fossero le eventuali responsabilità e quindi chi avrebbe risposto della drammatica situazione debitoria della casa di riposo e i di sapere se vi sarebbero state negative ricadute sul bilancio del Comune in caso di fallimento dell'ente. Da allora però la situazione della storica casa di riposo pesciatina è di molto cambiata: il Cda è stato sciolto e l'ente è stato commissariato.

Oltre alla rilevanza di un debito accertato di oltre 700 mila euro sono stati evidenziati dai sindacati altre situazioni debitorie importanti di difficile quantificazione. Da parte degli organi amministrativi del San Domenico, poi, non è giunto ad oggi – nonostante le richieste del Comune – un piano di rientro o l'indicazione di qualsivoglia strumento per la ricostituzione di una situazione di pareggio strutturale, né tanto meno è stato prodotto alcun piano industriale per la futura gestione. Per tutte queste ragioni i consiglieri d'opposizione chiedono al sindaco Marchi di informare l'intero consiglio «sull'attività del commissario Elena Lorenzi ad un mese dal suo insediamento» e di esplicitare «l'azione politica adottata dall'amministrazione per la miglior tutela di tale struttura e di quanto indirettamente rappresenta».

Nei giorni scorsi i sindacati Cigl e Cisl si sono domandati se la politica degli inserimenti da tempo invocata dall'ente e che finalmente sembra essere stata intrapresa e qualche posto di cura intermedia basteranno da sole a risolvere la grave situazione della struttura. Oltre a ciò, due sono le questioni che attendono con urgenza una risposta: in caso di liquidazione dell'ente chi si farà carico dei suoi dipendenti? E, infine, chi avrà l'onere di sanare una situazione debitoria di questa portata? (m.s.)

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