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Montecatini

Petizione per salvare il canile dal dissesto

Petizione per salvare il canile dal dissesto

L’incredibile storia dei box inutilizzabili

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MONTECATINI. Domenica dalle 10 alle 18 in piazza del Popolo (davanti al bar Biondi) sarà allestito un banco per la raccolta di firme per la petizione “Io sto con gli invisibili”. Diversi i punti per i quali gli organizzatori chiedono il sostegno popolare. Innanzi tutto la petizione reclama la messa in regola delle gabbie che sono state costruite anni fa «con l’utilizzo di soldi pubblici, la cui irregolarità deriva sostanzialmente dalla mancanza di barriere fonoassorbenti per le quali invece erano state previste e accantonate delle somme». Questo porterebbe alla conseguente riapertura dei box a favore degli animali del Canile Hermada, «costantemente assediato e in rischio di sovraffollamento». Nel frattempo, essendosi presentato il problema del collocamento degli 11 cani ribattezzati “invisibili” di Pieve a Nievole (dopo il provvedimento del giudice di Pistoia che ne dispone la custodia al Comune di Montecatini), la petizione chiede la possibilità di utilizzare le gabbie a “medio tempo”, al fine di evitare al Canile il fallimento. «E dunque – spiegano gli organizzatori – non permettere al Comune di Montecatini di adottare la soluzione “più semplice”, ovvero imporre al Canile Hermada l’accoglimento degli 11 cani con la consapevolezza dell’assenza di posti liberi, e dunque l’inevitabile loro ricovero presso altre strutture, con i costi a carico del Canile che lo costringerebbero al dissesto economico».

La storia delle 25 nuove gabbie è davvero un paradigma dei paradossi all’italiana. «Nel 2005 – spiegano i promotori della petizione – i Comuni della Valdinievole, sul presupposto dell'imminente realizzazione del canile circondariale nel territorio di Ponte Buggianese, decisero di far installare 25 box in un'area vicina al Canile Hermada, costeggiata da via S. Antonio, allora occupata da serre comunali. Per l’opera vennero sborsati dai Comuni circa 100mila euro, 10mila dei quali destinati alla costruzione di barriere fonoassorbenti, mai realizzate. Questo ha comportato reazioni consistenti da parte del vicinato a causa “dell'eccessivo rumore” che dai box proveniva. La conseguenza è stata un continuo avvicendarsi di sopralluoghi e cause che hanno portato i Comuni della Valdinievole a preferire la deliberazione della chiusura dei 25 box alla messa a norma degli stessi».

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