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Omicida dallo psichiatra soltanto due volte al mese

Omicida dallo psichiatra soltanto due volte al mese

Ancora polemiche sul caso dell’assassino della casa famiglia Gianluca Lotti dopo le risposte del responsabile Asl all’interrogazione di Fratelli d’Italia

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PISTOIA. Inadeguate, inconcludenti, raggelanti. Senza appello i termini con cui i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, Paolo Marcheschi e Marina Staccioli giudicano le risposte date loro dal responsabile del servizio di psichiatria della Valdinievole sul perché un paziente già condannato in passato per omicidio incontrasse, in quella casa famiglia, uno psichiatra solo una volta ogni due settimane: l’ultima, sedici giorni prima che massacrasse a colpi d’accetta il compagno di stanza.

Era la sera del 16 gennaio scorso quando il pistoiese Gialuca Lotti, 38 anni, uccise, in una casa famiglia di Massa e Cozzile, il compagno di stanza Massimo Tarabori, 54 anni, pesciatino. Sulla vicenda i tre consiglieri regionali hanno presentato un’interrogazione per capire perché «un paziente così grave si trovasse in una casa famiglia e non in una comunità terapeutica, con operatori in grado di rendersi conto della situazione e di cogliere i segnali del precipitare della stessa».

Alla loro interrogazione è stato il dottor Vito D'Anza, responsabile del servizio di psichiatria della Valdinievole. Suscitando pesanti critiche: «Si è espresso con termini quali “riscontri valutati estremamente positivi”, e poi “ottima capacità di costruire relazioni”, riferendosi alle condizioni del paziente Lotti».

«Affermazioni che ci sembrano decisamente inadeguate – commenta la consigliera Staccioli – considerati i tragici risvolti, ma probabilmente il dottor D'Anza sta cercando di giustificare la sua scelta professionale di direttore psichiatra di lasciare un paziente così grave, che già aveva ucciso, in una struttura a bassa intensità di cura, in una cosiddetta “comunità alloggio”».

I consiglieri di Fratelli d’Italia ritengono che invece del reinserimento nel contesto di origine, sembra che ci sia stato quasi un subappalto da parte della Zona di Pistoia alla Zona della Valdinievole: «Infatti è chiamato in causa il dottor Luigi De Luca, che sarebbe – secondo D'Anza – responsabile del progetto».

«Resta il fatto che il paziente, che già aveva commesso un omicidio in passato – spiega Staccioli – era in una struttura che prevede solo saltuari accessi di operatori. Motivo per cui il Lotti era stato visitato solo il 31 dicembre da un medico. Nel programma era previsto un colloquio con uno psichiatra solo ogni due settimane. Evidentemente è stata fatale la scelta di una struttura senza il personale adeguato».

Secondo i tre consiglieri la presenza di operatori avrebbe permesso di cogliere eventuali dissidi tra i due compagni di stanza, e inoltre avrebbe evitato l'accesso ad oggetti pericolosi come l'accetta, con cui è stato ucciso il Tarabori.

«Sorprende poi che il dottor D'Anza scriva che la predittività sia “pura illusione”. In realtà la letteratura psichiatrica afferma che nel breve periodo lo psichiatra abbia buone possibilità di previsione. Raggelante poi la battuta, mentre riferisce al consiglio regionale sull’esito del suo lavoro: “la pericolosità sociale è più alta nelle persone normali”. Cioè quelle che, essendo “normali” non richiedono l'aiuto della psichiatria. Quindi, secondo questa affermazione, quali sarebbe l'utilità i medici psichiatri? Ed è drammatico perché con queste premesse nonostante la tragica esperienza non cercherà nemmeno di avvicinarsi ad un profilo più tecnico e meno ideologico». (m.d.)

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