Sicurezza
Omofobia e bullismo L’Arcigay protesta: «Esclusi dall’incontro»
L’associazione voleva partecipare a un’Iniziativa del Forti La preside replica: «Ci siamo rivolti a dei professionisti»
MONSUMMANO. Poteva diventare l’ennesima storia di “chiusura” alla conoscenza delle diversità, alla parità dei diritti civili. Ma, molto più semplicemente, pare di essere davanti a una semplice incomprensione, dettata dalla mancata familiarità tra la dirigente scolastica dell’istituto turistico “Forti” Siriana Becattini e l’associazione Arcigay “La Fenice” di Pistoia. Un malinteso che però adesso va spiegato e, visto l’argomento, cioè l’omofobia, non sarà così facile.
Nei giorni scorsi, alcuni studenti della scuola, impegnati nell’organizzazione della giornata di “cogestione”, in calendario per martedì 25 marzo, avevano avanzato la richiesta alla preside di programmare, durante l’iniziativa, un laboratorio di quattro ore sulle tematiche dell’omofobia e del bullismo tra i giovani. Secondo i ragazzi gli insegnanti che dovevano tenere questa lezione erano gli esperti di Arcigay.
«Meglio evitare: è la risposta telegrafica che abbiamo ricevuto dalla preside», fa sapere l’associazione. Tra gli attivisti per la difesa dei diritti degli omosessuali è subito salita una certa dose di sdegno per una collaborazione che è terminata prima di iniziare.
«Siamo molto dispiaciuti – scrive Arcigay – vogliamo ricordare che se si vuole vivere in un mondo più civile, bisogna incominciare a incontrare e parlare ai giovani che sono il frutto del futuro. Il nostro scopo è quello di avvicinare il nostro mondo alle istituzioni e al mondo eterosessuale mostrando che nulla è da evitare, che non c’è nulla che potrebbe recare danno o molestia, o che per qualsiasi motivo costituisca o appaia un male. Questa esperienza di chiusura che abbiamo ricevuto sarà per noi motivo di riflessione e di studio relativamente alla paura del diverso e all’omofobia. Siamo certi che quando inizieremo a radicarci di più nel territorio non ci sarà più bisogno per nessuno di evitare, perché non appariremo come qualcosa di distante, nuovo, avulso e dunque minaccioso, ma riusciremo a sostituire il gergo dell’evitare con i suoi perfetti contrari: cercare, confrontare e incontrare».
Ma dicevamo del caso sfiorato. Perché la preside smorza i toni e dà la sua versione della vicenda. «Per la prima volta – spiega Siriana Becattini – i ragazzi mi hanno proposto di affrontare questo argomento. Io, per la professione che svolgo, conosco numerosi professionisti che possono trattare il tema. Ma non conosco Arcigay e i suoi membri, non ho niente contro di loro ma semplicemente non ho mai avuto l’occasione di incontrarli. Ecco perché ho preferito chiedere a persone che frequento, una psicologa e una criminologa, di venire a scuola e parlare agli studenti di omofobia e bullismo. Io ho la piena responsabilità di chi entra nell'’istituto e voglio essere sicura che siano professionisti seri in grado di discutere con dei minori. La cogestione non è un’autogestione, ma una giornata di incontri e iniziative realizzata in collaborazione tra gli studenti, le insegnanti e la preside, dove noi possiamo indirizzare le discussioni e scegliere gli esperti».
Il 25 marzo, quindi, a scuola si parlerà di omofobia e bullismo. Ma sarà fatto ancora senza il contributo di Arcigay, in attesa che anche questa diventi una realtà conosciuta anche da noi.
Luca Signorini
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