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«Il mercato dei fiori? Meglio venderlo»

«Il mercato dei fiori? Meglio venderlo»

Flora Toscana: struttura costosa e che si adatta male alle esigenze degli operatori, serve qualcosa di più sobrio e funzionale

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PESCIA. Il nuovo mercato dei fiori? Una struttura elefantiaca, che risponde male alle esigenze contemporanee dei floricoltori, costosa da mantenere e costosa da risistemare; meglio venderla (se si trovano i compratori) e cercare spazi più adeguati. Sintetizzando questo il pensiero di Fabrizio Giuntoli e Paolo Batoni, presidente e vicepresidente di Flora Toscana, in uno dei passaggi della loro lunga relazione sulla situazione generale del settore floricolo.Un punto di vista importante, visto che arriva da una cooperativa che raccoglie centinaia di soci, con oltre 100 dipendenti e con un fatturato di 35 milioni di euro, specializzata nella fornitura di prodotti per il florovivaismo e, soprattutto, per la commercializzazione del prodotto finito.

E su quello che costituisce uno dei temi di più grande attualità per il territorio di Pescia, il Comicent appunto (inteso come struttura) il giudizio è impietoso. Del resto sono anni che Flora Toscana ha deciso di non avere più uno spazio vendita all’interno del complesso di via D’Acquisto.

«È bene ricordare – si legge nella parte di relazione dedicata al mercato – che la cooperativa è nata sul vecchio mercato dei fiori in via Amendola nei cosiddetti tempi d’oro. Questo evidenzia che i produttori ritenevano necessari e opportuni servizi diversi a quelli che il mercato stesso poteva offrire. Flora Toscana ha fatto e fa cose diverse dal mercato per raggiungere lo scopo di immettere nella filiera commerciale le produzioni. La struttura mercato è attualmente un luogo che, semplicemente, ospita operatori dello stesso settore al proprio interno. Da luogo in cui confluiva la produzione per essere contrattata e raggiungere i mercati di consumo si è trasformato in mercato di distribuzione per la toscana e alcune aree limitrofe. Risente pesantemente delle trasformazioni in corso nel commercio all’ingrosso e dell’importanza aumentata della grande distribuzione. Conserva comunque un ruolo per tutta una serie di operatori, per lo più piccoli distributori e negozi, che si possono rifornire di un ampio assortimento, a mo’ di grande Cash & Carry. Come cooperativa vi siamo stati presenti con uno spazio di vendita fino a 4 anni fa. Ma ci fu una serie di motivazioni che ci spinsero a uscirne: troppa concorrenza sleale legata al fatto che parte delle transazioni avvenivano in nero, la tendenza ad allungare i tempi di pagamento, le difficoltà organizzative e i costi legati alla movimentazione».

E il progetto del Comune di Pescia per il Comicent? «Abbiamo già avuto modo di dire – spiegano Giuntoli e Batoni – che è uno sforzo apprezzabile per tentare di utilizzare una struttura che, in ogni caso, male si adatta alle attuali esigenze, sia per le dimensioni che per i suoi vincoli strutturali. Secondo noi meglio metterla sul mercato per capire se esistono operatori interessati a altri utilizzi e reinvestire il ricavato in una struttura più sobria e funzionale. Il progetto che ormai ha già qualche anno, in grandi linee prevedeva un investimento pubblic o della Regione di circa 10 milioni e un investimento di privati per altri 20 milioni. Se il progetto non sta andando avanti evidentemente è perché mancano i presupposti di base. Comprendiamo le esigenze degli operatori per avere un luogo dove svolgere le proprie attività, ma è doveroso sottolineare che operano in una struttura che è stata interamente costruita con fondi pubblici. Che ne hanno detenuto per molto tempo il governo senza riuscire a coprirne la gestione corrente né, tantomeno, i costi di manutenzione; tant’è vero che è arrivato un commissario. Ora con l’azienda speciale del Comune Mefit si chiedono i 10 milioni alla Regione per rimetterlo a norma, e non si capisce che fine hanno fatto gli investimenti privati. Ci auguriamo che si trovi una soluzione, ma segnaliamo che ci pare eccessivo un intervento solo pubblico senza un impegno concreto da parte degli operatori interessati».

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