Il dolore
Giuseppe Bellandi ci riprova: «Continuo per completare il lavoro»
Il sindaco “scioglie la prognosi” e annuncia ufficialmente la sua candidatura
MONTECATINI. «Ho sciolto la prognosi». Usa, scherzando, una terminologia mutuata dalla sua vecchia professione di medico, Giuseppe Bellandi, per annunciare la sua ricandidatura a sindaco di Montecatini. E lo fa nella stessa “location” - il Caffè New York di corso Roma - utilizzata nel 2009 per ufficializzare la sua prima sfida (risultata poi vincente) nella corsa alla poltrona di primo cittadino. Scaramanzia, forse. Ma anche un modo per comunicare, plasticamente, che il lavoro impostato e svolto non finisce qui, che c’è ancora molto da fare e da completare. Ed è lui stesso a premetterlo: «Del resto se la legge consente di coprire due legislature è proprio perché riconosce che i tempi necessari a realizzare i progetti sono superiori ai cinque anni». E giù tutte le cose fatte e quelle (parecchie) appunto ancora da completare (un elenco che sintetizziamo nell’articolo a fianco).
Poi ci sono anche le motivazioni che ti vengono da dentro: «Per fare il sindaco in una città bellissima e molto complessa come la nostra, una città piccola ma conosciuta in tutto il mondo, bisogna metterci professionalità, passione e tanto lavoro. Sindaco non si nasce, ma si impara a diventarlo a contatto con le categorie e con i cittadini, ascoltandoli e non sentendoli. Ho impostato tutto proprio sull’ascolto, proponendomi con educazione e gentilezza, qualità che devono contraddistinguere chi ha un impegno pubblico. E, come si dice oggi, con onestà. Ma non basta quella normale delle persone normali, serve l’onestà di chi aggiunge il rispetto nei confronti degli altri, impegnandosi in un lavoro per la collettività».
Parla a braccio Bellandi, proprio come ha fatto il segretario del Partito democratico (di cui è un ammiratore della prima ora) al Senato per chiedere la fiducia. E si presenta da solo, senza essere accompagnato dai componenti della sua “squadra” o del suo partito. «Con uno spirito “pop” – chiosa – come Matteo Renzi quando ha parlato con le mani in tasca. E come il simbolo che accompagnerà la mia prossima campagna elettorale». La scritta “I love Montecatini”, con il grande cuore rosso al centro dell’airone, simbolo della città.
E a proposito di squadra, Bellandi non vuole scoprire certo ora le sue carte. Parla con stima e gratitudine di tutti i suoi assessori, nominandoli uno per uno (Rucco, Tosi, Galluzzi, Ialuna, Ferretti e, soprattutto, Pucci). «La mia – scandisce – sarà una tavola rotonda, chi si siederà accanto a me non avrà posizioni di privilegio. Nessuno è confermato, tutti corrono per vincere. Non ho mai fatto promesse a nessuno, valuterò la squadra quando saremo seduti a quella tavola rotonda». Tantopiù che le sedie saranno due in meno: la nuova legge porta infatti da 7 a 5 il numero massimo degli assessori (attualmente sono 6, dato che Fanucci non è stato sostituito dopo l’elezione alla Camera), mentre i consiglieri scenderanno da 20 a 16. Non si sbottona neanche sul fatto se ci sarò o meno un assessore al turismo: «È un punto cruciale, servirà un progetto condiviso con le categorie, che sarà illustrato nel programma».
Alla domanda, infine, se ha fatto “melina” prima di ufficializzare la sua ricandidatura, aspettando di arrivare alla vigilia delle primarie del centrodestra per conoscere il nome del suo avversario proveniente dallo schieramento più temiible (uno tra Sensi, Galligani o Blasi), Bellandi rintuzza con la classica frase «io non guardo in casa degli altri». E per sottolineare la sua affermazione annuncia che «i manifesti elettorali sono pronti da tempo, dal primo marzo potrete vederli già affissi».
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