Sicurezza
«Siamo messi in ginocchio dai furbetti»
Parla il presidente del Distretto interprovinciale Marco Carmazzi: per i floricoltori è sempre più difficile incassare dai clienti
PESCIA. Il suo intervento, nell’incontro con l’assessore regionale tenuto al Comicent venerdì scorso, aveva finito per restare schiacciato nella marea di parole, di richieste, anche di rimproveri e, ovviamente, pure di promesse (caratteristiche del periodo preelettorale che sta vivendo Pescia) che si erano accumulate in quell’occasione. Eppure, dovendo al tempo stesso affrontare anche altre questioni (dall’attività dell’ente che guida alle carenze logistiche per la commercializzazione) Marco Carmazzi, presidente del distretto floricolo interprovinciale Lucca Pistoia, aveva anche accennato a un altro problema: la difficoltà, per i floricoltori, a ottenere quanto dovuto per il loro lavoro.
«Nel titolo dell’incontro – aveva detto Carmazzi – manca un pezzetto dopo “Scenari del florovivaismo dalla produzione alla commercializzazione”, manca “alla riscossione”. Sì, perché il problema adesso è incassare e nessuno sta facendo nulla per proteggere noi floricoltori da questo problema». Un grido d’allarme importante, eppure scivolato via praticamente ignorato in quella “passerella”.
E che la situazione sia dura, per usare un eufemismo, lo stesso Carmazzi ce lo conferma una volta interpellato. «Parlo per quella che è la mia esperienza e per quanto emerge dal contatto con i miei colleghi – spiega il presidente del Distretto – sulla parte dei pagamenti noi ci troviamo a confrontarci con due tipi di situazione: da una parte quella in cui riscuotiamo di sicuro, ma non guadagniamo, dall’altra quella dove potremmo guadagnare qualcosa, anche se poco, ma, invece, non riscuotiamo».
La prima situazione è quella rappresentata dalla grande distribuzione, uno dei canali dove vendere il proprio prodotto: «In questi casi il pagamento è sicuro – riprende Carmazzi – ma è un pagamento che non offre margini di guadagno. Sia chiaro, questo non è un problema solo dei floricoltori, ma di tutti i fornitori della grande distribuzione». Un canale dal quale non si può prescindere, e che fa sentire il suo peso nelle trattative, e alla fine il prodotto viene venduto per quanto è costato al produttore: «In pratica ti fanno i conti in tasca e ti “portano all’osso”. Sì, qui i pagamenti son sicuri, ma il guadagno non c’è».
Allora la speranza è quella di ottenere un profitto dalla vendita alla “piccola distribuzione”, negozi, garden e così via. Ma, prosegue la testimonianza, questa resta appunto una speranza: «Negli altri accordi tra privati ecco che spunta “l’italianità”. Non fraintendetemi, io amo il mio Paese, ma è innegabile che ci sia un costume tipico, quello di voler fare i furbi. Cosa vuol dire questo? Che te dai un prodotto, ma non ti verrà mai pagato. Denunciare il cliente in questo caso è praticamente inutile, andare per avvocati richiede tempi biblici. Certo, finché il problema riguarda il 5, il 6% della clientela, questo lo puoi assorbire. Ma adesso siamo si arrivano a toccare percentuali dell’80%. Il motivo è sempre lo stesso. Ti dicono “c’è la crisi, non posso pagarti”. E questo per alcuni è anche vero. Il nostro settore è stato uno degli ultimi a essere toccato dalla crisi del 2008, perché vendiamo sì un prodotto che costa poco. Siamo gli ultimi, ma adesso si sente anche noi. E se ci sono i clienti che davvero fanno fatica a tirare avanti, che fanno sacrifici pur di pagare fornitori e contributi, altri, invece, se ne approfittano. Magari hanno anche la faccia tosta di dirti “ci vediamo quando torno dalle vacanze” e poi ti dicono che non hanno soldi. Però per andare in vacanza li avevano. E un ruolo pesante lo ha il meccanismo delle Srl, che deve essere rivisto, perché rende il gioco facile ai furbetti».
Nonostante tutto Carmazzi vuol sottolineare di essere fiducioso, «anche se ci vuole un gran coraggio». Le possibili soluzioni? Le idee sono diverse: «diminuire l’offerta per alzare la domanda, e “fare squadra” contro i farabutti, accettando dilazioni di pagamento solo per i clienti di cui abbiamo fiducia e pretendere il pagamento in contanti per gli altri e per le prime forniture». E, non ultimo, serve uno snellimento burocratico in ogni campo, compreso quello dei tempi della giustizia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google