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Contratto d’affitto sbagliato per il bar Lotta tra Asl e Cral

Contratto d’affitto sbagliato per il bar Lotta tra Asl e Cral

La locazione era stata data senza fare una gara pubblica e ora l’azienda sanitaria rivuole i locali dentro l’ospedale

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PESCIA. È raccontata in una delibera di un foglio e mezzo, per un l’assegnazione di un incarico legale e persa tra le tante che compongono l’albo aziendale dell’Asl 3, una storia di carte bollate che coinvolge la stessa azienda sanitaria e i gestori del bar al piano seminterrato dell’ospedale di Pescia.

Motivo del contendere (e della necessità di conferire il mandato a un avvocato) la volontà dell’Asl di ottenere, dal Cral dei dipendenti, il rilascio dei locali. Le ragioni? Nella delibera non è spiegato, e a precisa domanda all’Asl sui motivi di questa decisione è arrivata una risposta diversa, ossia sul prossimo affidamento («Il servizio sarà nuovamente attivato attraverso gara estav»).

Ebbene, solo spulciando tra le delibere passate si scopre che il nodo sta proprio nel contratto sottoscritto nel maggio 2010 con il quale l’Asl affittava al Cral i locali da destinarsi a bar. Ebbene, dopo tre anni si è scoperto che quel contratto andava annullato, perché non rispettava la normativa in maniera di concessione di spazi pubblici. In quell’affitto aveva una natura “concessoria”, trattandosi di un bene di cui il proprietario (che non è un privato ma, appunto, un ente pubblico) ha concesso il godimento a tersi in cambio di un corrispettivo. In questo caso entra in gioco l’articolo 828 del codice civile, per il quale gli immobili pubblici (e i suoi singoli locali) «non possono essere sottratti alla loro destinazione se non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano”. E cosa prevedono le leggi? Una gara ad evidenza pubblica, che garantisca da un lato la partecipazione di tutti i soggetti interessati e, dall’altro, che permetta di ottenere l’offerta economicamente più vantaggiosa per l’ente pubblico.

Insomma, quel contratto stipulato nel maggio del 2010 era sostanzialmente “fuorilegge”. Da qui la procedura, avviata nel maggio del 2013 per l’annullamento del contratto di affitto. Decisione comunicata il 13 giugno del 2013 al Cral, che a quel punto avrebbe dovuto abbandonare i locali al piano seminterrato dell’ospedale di Pescia.

Certo, quel contratto era illegittimo, però – ed è questa la versione del legale cui si è affidato il Cral – la colpa non poteva certo essere attribuita al Cral stesso che, da parte sua, minacciava una richiesta danni per gli effetti dell’eventuale annullamento del contratto. E da allora va avanti il braccio di ferro, con l’Asl che prima il 5 settembre, e poi con un ulteriore nota a dicembre, chiedeva al Cral di lasciare liberi i locali, in modo da poter procedere a una nuova assegnazione come legge comanda. Dall’altra parte il Cral che non ha alcuna intenzione di abbandonare quelle stanze. Fino ad arrivare, appunto, all’Asl che si rivolge a un avvocato per dare il via alle operazioni per il rilascio del bar.

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