La manifestazione
Stazioni a rischio e nessuno controlla
Si riaccende il dibattito, ma la tragedia di Pescia è stata un suicidio. La donna si è uccisa come 35 anni fa fece il marito
MONTECATINI. Ha imboccato decisamente la strada del suicidio l’inchiesta sulla tragedia avvenuta giovedì pomeriggio alla stazione di Pescia, dove una donna di Montecatini di 61 anni è morta poco dopo il ricovero all’ospedale dopo essere stata investita da un treno regionale partito da Viareggio e diretto a Firenze. Stando alle testimonianze raccolte dalla Polizia ferroviaria sia dai pendolari in attesa che dal macchinista del convoglio 3063, l’atteggiamento della vittima farebbe supporre appunto che si sia trattato di un atto volontario. Si sarebbe fermata in mezzo ai binari, con le spalle rivolte al locomotore, in attesa di essere travolta. Anche la storia personale della vittima lascerebbe propendere per un gesto disperato, il marito si uccise sotto un treno 35 anni fa . Resta il fato che, se è vero che è sempre difficile impedire azioni improvvise di chi sceglie volontariamente di mettere a rischio la propria incolumità, il problema della sicurezza nelle stazioni (e nelle loro vicinanze) resta comunque di drammatica attualità. Non va dimenticato, infatti, che le due disgrazie avvenute il 6 febbraio scorso al passaggio a livello di via Marruota (una pensionata deceduta per aver tentato di attraversare la ferrovia con le sbarre abbassate), e prima ancora il 16 gennaio sempre alla stazione di Pescia (un marocchino urtato dal treno mentre attraversava i binari con una bicicletta a tracolla), avrebbero potuto essere evitate con una maggiore sorveglianza. Che, naturalmente, dovrebbe essere quanto meno “accompagnata” da atteggiamenti più responsabili della gente. Ma è un fatto che spesso i viaggiatori evitano di servirsi dei sottopassi, e tanta gente non esita neanche un attimo a passare sotto le sbarre. Un’abitudine molto radicata, quest’ultima, soprattutto a Montecatini, una città divisa in due dalla linea ferrata e i cui abitanti devono fare i conti continuamente con i tempi del passaggio a livello. Ne è la testimonianza il fatto che anche ieri, a distanza di appena due settimane dalla tragedia costata la vita a Rosaria D’auria, nello stesso punto decine di persone hanno continuato a sfidare il pericolo attraversando i binari. Al nostro fotografo è bastato appostarsi per pochi minuti per testimoniare diversi casi.
Che fare allora? Naturalmente una risposta potrebbero essere controlli più stringenti da parte delle forze dell’ordine. Tipo i vigili urbani che stazionano in piazza Gramsci, che potrebbero sanzionare pedoni e ciclisti spericolati. Ma è un fatto che all’interno delle stazioni la competenza spetta alla Polfer. E di questi agenti in provincia ne sono disponibili soltanto poche unità, e tutte a Pistoia. Ma anche queste sono a rischio: è proprio di ieri infatti una nota del segretario del sindacato di polizia Sap che denuncia un piano di razionalizzazione del Dipartimento della pubblica sicurezza per la provincia di Pistoia che prevede la chiusura del posto Polfer, della sezione Polizia postale e del Commissariato di Pescia. «Una vera e propria condanna – dice il segretario Andrea Carobbi Corso – per il sistema la sicurezza e che riguarda in particolar modo i controlli sulla linea ferroviaria. Se razionalizzare vuol dire chiudere 3 interi uffici di Polizia, non si comprende come potrà essere garantita la sicurezza. Inoltre il personale improvvisamente sarà trasferito (ben 48 poliziotti e 3 impiegati civili). È questa la possibile conseguenza, poiché, non essendo stata prospettata l'elevazione del Commissariato di Montecatini al rango dirigenziale, che avrebbe comportato un necessario incremento di poliziotti, il personale che oggi è in servizio a Pescia sarà probabilmente trasferito».
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