Gioco
Ospiti in casa propria contro la solitudine e la “fame di tetti”
Parte a Monsummano, primo Comune in tutta la provincia il progetto “Abitare solidale” per condividere gli alloggi
MONSUMMANO. Condividere con qualcuno la propria abitazione, per sconfiggere la solitudine e trovare un nuovo sostegno per risolvere i semplici problemi di ogni giorno. È un approccio diverso e innovativo, almeno per le nostre parti, quello che propone “Abitare solidale”, il progetto realizzato dal Comune con le associazioni di volontariato del territorio (Auser, Caritas, Croce Rossa, Misericordia e Pubblica Assistenza). Un progetto ideato dall’Auser di Firenze e già attivo nel capoluogo di Regione, a Cascina e Bagno a Ripoli. Monsummano è la prima realtà della nostra provincia a tentare anche la strada della coabitazione (oltre ai tradizionali contributi sugli affitti e sugli sfratti per morosità incolpevole) nel tentativo di combattere il problema dell’emergenza casa.
«Speriamo che questo nuovo concetto possa radicarsi in città – dice l’assessore al sociale Luca Buccellato – le associazioni metteranno in campo le competenze per aiutarci nella divulgazione e nella segnalazione di possibili utenti del servizio, per avere un quadro preciso dei soggetti interessati e per poi monitorare l’andamento della coabitazione».
In pratica, come funziona nelle città universitarie con le case “divise” tra vari studenti, “Abitare solidale” mette in contatto chi ha un appartamento troppo grande per le sue esigenze (come, per esempio, gli anziani rimasti soli) e chi cerca un alloggio, un piccolo spazio dove vivere, ma non può certo permettersi di pagare un affitto. La convivenza partirà naturalmente dopo una serie di attente valutazioni sulle persone coinvolte, seguirà un periodo di prova lungo un mesetto. In questa fase, gli aspiranti coinquilini, oltre a conoscersi, dovranno compilare e firmare un documento con le condizioni di coabitazione: si va dalla divisione delle spese alla pulizia della casa, dal rispetto reciproco di orari e abitudini allo svolgimento delle mansioni quotidiane. A questo punto, se tutto andrà bene, potrà essere sottoscritto il patto abitativo, un contratto di comodato precario disciplinato per legge.
I vantaggi di un simile “accordo” potrebbero essere molti: per chi ospita, come l’aiuto nella gestione della casa e la riscoperta della “compagnia” perduta, e per chi è ospitato, come poter disporre di un alloggio a costo minimo, avere uno spazio decoroso dove vivere e, non in ultimo, eliminare il problema del pagamento di un affitto mensile.
«Non abbiamo la pretesa di risolvere il problema ma questo ci sembra un tassello importante come parte della soluzione per l’emergenza casa – spiega Buccellato – partiamo oggi da Monsummano ma vorremmo ampliare il progetto grazie al supporto della Società della Salute».(lu.si.)
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