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Montecatini

La lite per il rumore finisce a coltellate

di David Meccoli
La lite per il rumore finisce a coltellate

Gravemente ferito dall’amico che viveva con lui un uomo di 61 anni: il dramma nelle case popolari di via Porta Fiorentina

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PESCIA. Hanno iniziato a litigare verso le 22,20 di giovedì: dalle parole si è passati agli spintoni e quando l’altro lo ha leggermente ferito all’occhio è scattata la scintilla: è andato in cucina, ha aperto un cassetto, ha preso un coltello trinciante (con una lama da 19 centimetri) e ha iniziato a infierire sul torace del contendente: una, due volte e poi un’altra su un gluteo. Quando, più tardi, sono arrivati i sanitari del 118 e gli agenti del commissariato, la camera da letto era un lago di sangue.

È successo in una casa popolare del quartiere di Porta Fiorentina. Un episodio che solo sommariamente può ricordare quanto accaduto, a poche decine di chilometri di distanza alcune settimane fa, nella Casa famiglia di Traversagna: anche in questo caso due uomini dal passato (e dal presente) difficile, anche stavolta l’aggressione con un’arma bianca (nello scorso episodio un’ascia, stavolta un coltellaccio da cucina), e anche in questo caso il movente per futili motivi (sembra il rumore provocato da porte che si aprivano e chiudevano). Ma stavolta alla vittima è andata meglio: la dirigente del commissariato, Raffaella Papaccioli, dice che «non è in pericolo di vita», seppure ricoverato in prognosi riservata all’ospedale pesciatino. E poi il contesto: in questo caso si tratta di un’abitazione privata, che l’uomo accoltellato, 61 anni di Pescia, aveva messo a disposizione di altre due persone: l’aggressore, un quarantacinquenne di origini riminesi, ma che viveva in quella casa da almeno un anno; e un terzo soggetto (valdinievolino) che ha cercato invano di dividere i due contendenti. E poi, sempre a differenza del “precedente”, in questo caso non si trattava di persone con gravi precedenti penali, ma solo di uomini con vecchi problemi di alcolismo (sebbene la sera del fatto, secondo quanto riferito dalla polizia, non fossero ubriachi), che avevano deciso di vivere insieme, seguiti dai servizi sociali e da enti assistenziali, per cercare di sbarcare il lunario con lavoretti di pubblica utilità.

Persone facilmente “irascibili”, con piccoli precedenti (minacce, litigi, comunque episodi abbastanza lontani nel tempo), che vivono in un ambiente indigente fatto di povertà e analfabetismo. Ma che avevano accettato di essere inseriti in un percorso di inclusione e inserimento sociale. Quando è arrivata la polizia, il quarantacinquenne era perfettamente lucido e si è consegnato senza opporre resistenza. Sembrava, anzi, secondo il racconto degli agenti, pentito e dispiaciuto per gli esiti di un gesto compiuto con impeto.

«È stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio: la nostra è un’ipotesi che contempla la volontarietà dell’uccidere, anche se sarà l’autorità giudiziaria a fare le opportune valutazioni», dice la dirigente Papaccioli. Adesso l’uomo si trova in carcere a Pistoia.

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