Lettura errata delle analisi Il giudice respinge la causa
Ricorreranno in appello i genitori delle gemelline nate con la talassemia nonostante l’ematologa avesse escluso che la madre ne fosse portatrice
UZZANO. Incredulità: questo lo stato vissuto da Stefano D’Errico e Giulia Zuccaro davanti alla sentenza del tribunale di Pistoia che ha respinto la causa che gli stessi, moglie e marito, avevano promosso nei confronti del ginecologo e dell’ematologa cui si erano rivolti prima del concepimento dei figli. Nel 2004, infatti, la coppia mise al mondo due splendide gemelline. Ma la gioia di quell’evento fu presto oscurata da una terribile scoperta: le due bambine soffrivano di talassemia, una forma di anemia che costringeva le piccole a continue trasfusioni in centri medici specializzati.
Un fulmine a ciel sereno, anche perché, prima del concepimento, i due coniugi avevano fatto una serie di controlli contro quell’eventualità. Il padre, infatti, sapeva di essere portatore sano di talassemia, e proprio per questo la moglie si era sottoposta a controlli specifici. Se anche la donna fosse stata portatrice di quella malattia c’era infatti il rischio di avere un figlio affetto dal male, ma in forma conclamata.
Ebbene, la lettura delle analisi del sangue escluse che la mamma fosse portatrice sana. Invece la realtà si rivelò ben diversa. L’errore? È spiegato nella Ctu (la consulenza tecnica d’ufficio) presentata al processo, e che è impietosa soprattutto nei confronti dell’ematologa che si era occupata del caso. Ebbene dalle analisi fatte prima della gravidanza era emerso un valore dell’elettroforesi dell’emoglobina (HbA2) di 3,5. Un dato che, si legge sulla Ctu, avrebbe dovuto far accendere un campanello di allarme, perché è un dato limite (addirittura già valori sopra il 3,2 sono considerati bordeline) per escludere o meno la presenza di talassemia. Invece secondo l’ematologa non ci sarebbe stato alcun rischio di avere degli figli affetti da talassemia.
La storia delle due bambine commosse tutta la Valdinievole e, dopo tante tribolazioni e sofferenze, si è rivelata a lieto fine. Ricorrendo alla selezione degli embrioni – con lunghe e costose trasferte all’estero – la coppia è riuscita ad avere un altro figlio, sano, che con un trapianto di midollo ha potuto donare la salute anche alle sorelline.
L’incredulità della coppia di fronte alla sentenza del giudice Daniela Garufi nasce dal duro contenuto di quella Ctu. Nella sua decisione il giudice avrebbe però sollevato un’altra questione, facendo così finire in secondo piano l’aspetto medico, ossia i genitori non avrebbero provato che, sapendo di quel pericolo, avrebbero rinunciato ad aver figli (in realtà – spiegano i genitori – prove testimoniali in questo senso c’erano, ma non furono accolte dal giudice che si era occupato del caso in precedenza). La coppia, assistita dagli avvocati Caterina Silvestri e Angiolo Marchetti, annuncia la sua intenzione di ricorrere contro quella sentenza.
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