Proteste
Quattro anni ai fratelli rapinatori
Stefano e Rito Tangari patteggiano la pena davanti al Gup di Lucca
PESCIA. Avevano confessato di essere gli autori di una serie di rapine e ieri i fratelli Stefano e Rito Tangari (di 30 e 29 anni) hanno patteggiato la condanna a 4 anni di reclusione davanti al Gup di Lucca Alessandro Dal Torrione (pubblico ministero Fabio Origlio).
Da gennaio a settembre 2013 i due avevano terrorizzato un territorio compreso tra la Piana Lucchese e Pescia: nel mirino farmacie, supermarket e distributori di benzina. Poi erano stati arrestati dalla squadra mobile di Lucca dopo una rapina commessa al supermercato Ekom di Ponte all’Abate. Alla coppia vengono addebitati, tra l’altro, la rapina a mano armata del 12 aprile 2013 al distributore di carburante “Aquila” di Capannori, quando un bandito esplose in aria un colpo di rivoltella. Stesso discorso per quanto riguarda la rapina consumata il 10 maggio 2013 da due banditi mascherati ai danni del supermarket Eurospar di San Leonardo in Treponzio. Nella circostanza uno dei fratelli Tangari sparò un colpo verso il soffitto con la pistola. Infine due individui a mano armata (per l’accusa i fratelli Tangari) entrarono il 22 agosto 2013 nella farmacia Lunardi di San Cassiano a Vico e uno di loro sparò un colpo di revolver verso il soffitto.
Per compiere le rapine usavano la pistola del babbo, la 357 magnum con matricola abrasa e colpo in canna, protagonista di 21 rapine in banca a Firenze e dintorni dall’aprile 1991 al settembre 2001. L’arma era appartenuta a Maciste Tangari, 47 anni, calabrese trapiantato a Spianate, da mesi inchiodato in coma in un letto a causa di una pallottola che lo aveva raggiunto alla testa durante una colluttazione mentre stava compiendo una rapina alla sala scommesse Match Point a un paio di chilometri da casa.
La necessità economica e lo stato di bisogno. È questo il movente che ha portato i fratelli a delinquere e a compiere rapine in supermarket, pompe di benzina e farmacie. Il lavoro non andava bene. Uno di loro era disoccupato e l’altro, muratore, con la crisi edilizia non riusciva a sbarcare il lunario e a mantenere la famiglia. Così la decisione d’intraprendere la carriera paterna (per la verità Stefano Tangari era già finito sotto inchiesta per 11 colpi tra aprile e luglio 2011 a tabaccherie e stazioni di servizio tra Altopascio e Pescia) e di usare la vecchia pistola appartenuta al genitore.
I fratelli Tangari su un punto sono sempre stati irremovibili. Hanno negato di essere stati gli autori della rapina del 19 gennaio 2014 al Conad di Altopascio.
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