La manifestazione
Deficit: «Dirigenti capro espiatorio»
L’ex ragioniere capo replica alle accuse del sindaco e smonta l’allarme dissesto
PESCIA. Era già intervenuto sulle colonne del Tirreno per contestare l’iter seguito dal Comune per l’affidamento della riscossione arretrata di Ici e Tarsu. Ma Fabio Rossi, ex ragioniere capo del Comune di Pescia ora replica al sindaco Roberta Marchi, poiché tirato in causa (in un intervento del 25 gennaio), in quanto addetto ai lavori, per la situazione economico finanziaria dell’amministrazione.
«Il sindaco di Pescia – scrive Rossi – esterna dichiarazioni che suscitano contrarietà in coloro che sono stati addetti ai lavori. Il primo cittadino, infatti, nella sua reiterata logica di ricerca del capro espiatorio, evidenzia l’impossibilità di fare chiarezza sulla gestione economico finanziaria dal 1985 ad oggi, dopo troppi anni di cattiva gestione politica e amministrativa, con la presenza di dirigenti poco accorti sulle procedure di gestione del bilancio comunale. Dal primo febbraio 1979 e fino al 31 dicembre 2001, fui nominato ragioniere capo dell’amministrazione comunale di Pescia, e le discutibili dichiarazioni del sindaco mi inducono a replicare fermamente, anche con l’intento di contribuire a fare finalmente chiarezza sulla vicenda finanziaria dell’ente. Immediatamente dopo il suo insediamento, consegnai personalmente al sindaco Marchi tutta la documentazione da me predisposta e relativa alle irregolarità riscontrate nei consuntivi afferenti al periodo 2001/2009 (regolarmente acquisita al protocollo del Comune), riassumibili nella presenza di crediti inesistenti o inesigibili che avevano causato un notevole squilibrio finanziario. Non fui assolutamente preso in considerazione tanto è vero che nel 2010 fu conferito un incarico alla Promo spa Fondazione di Lucca, con lo scopo di relazionare sui risultati ottenuti a seguito di una analisi del contesto economico-finanziario. La relazione contiene le stesse considerazioni da me formulate, con la differenza che ha comportato il pagamento di 20mila euro, seppur comprensivi del lavoro di definizione delle strategie del bilancio preventivo esercizio 2010. Tengo a precisare, inoltre, che per tutta la durata del mio incarico insieme ai miei collaboratori, salvo prova contraria, ho applicato le previste procedure di gestione della spesa e dell’entrata, per la loro puntuale iscrizione nei documenti contabili, senza alcuna dipendenza da qualsivoglia compagine politica».
«Respingo quindi le valutazioni esternate dal primo cittadino – continua Rossi – considerandole offensive per la dignità personale e lesive della altrui professionalità. L’amministrazione comunale deve chiarire una volta per tutte i fatti che hanno causato un così consistente disastro finanziario, per contenere il quale ha deciso di prelevare dalle tasche dei cittadini una somma di ben 2 milioni e mezzo di euro con un drastico inasprimento della pressione fiscale. In ultimo, sulle conseguenze della dichiarazione dello stato di dissesto, voglio chiarire che è vero che la norma prevede per tasse e imposte comunali l'applicazione delle tariffe nella misura massima consentita, (e attualmente l’Imu sulla prima casa a Pescia è pari al 5,5 per mille, la massima consentita è del 6, l’addizionale Irpef a Pescia è dell’8 per mille, il massimo consentito) ma per i servizi pubblici a domanda individuale e in particolare, mensa e asilo, il costo della gestione deve essere coperto con i proventi tariffari, nella misura non inferiore al 36%. Per il 2013 i costi dei servizi erano coperti nella misura del 58,96%».
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