Finanza
No alle macchinette, e i gestori scappano
Non piace la condizione di non installare “mangiasoldi” posta dall’Arci a chi vorrà rilevare il Circolo di Grotta Parlanti
MONSUMMANO. Quel divieto, che assomiglia a un diktat etico e di buon senso, ha allontanato chi si era fatto vivo per chiedere informazioni. Eppure non può essere revocato, proprio per l'importante messaggio (uno dei primi, almeno in Valdinievole) che porta con sé.
Quattro imprenditori hanno bussato alla porta dell’Arci per capire se c’erano le condizioni utili per rilevare l'attività del circolo di Grotta Parlanti, sull’angolo tra via Petrocchi e via Francesca Nord, ampio locale con bar, spazio pizzeria e piazzale esterno. L’attuale presidente dell'associazione Federico Tasselli, come raccontava “Il Tirreno” nel settembre scorso, ha subito messo in chiaro le cose agli interessati: dentro il circolo, secondo il nuovo bando di gestione, non c’è più la possibilità di installare slot machine, videolottery, videopoker, multistation e quant’altro possa ricondurre alle scommesse elettroniche.
«Abbiamo ricevuto diverse richieste per riaprire il circolo negli ultimi mesi – spiega Tasselli – ma quando ho accennato al divieto, questi esercenti si sono subito ritirati dalle trattative. In tutti i casi, mi è stato risposto che non se la sentivano di investire nel bar senza avere la sicurezza delle slot machine, non se la sentivano di sottoscrivere in via definitiva una clausola del genere. Per fortuna, un’altra persona che ci ha ultimamente contattato ha idee un po’ diverse sulla questione, e forse riusciremo a chiudere l’accordo, senza le macchinette».
Strano il dibattito intorno a questi bussolotti mangiasoldi e al gioco d’azzardo legalizzato: tutti, in via teorica, si dicono favorevoli alla loro proibizione poi però, all’atto pratico, tentennano. E il più delle volte, di fronte all'imposizione, si tirato indietro. Ci influisce di sicuro la crisi economica, che dà spese, ma non guadagni, certe. Perché dalle slot e vdl l’attività è quasi sempre convinta di ricavarci qualcosa: anche se, al netto di tasse e pagamenti, è poca roba (dal 5 al 6 per cento degli incassi, altrettanto va al fornitore dell'apparecchio). Ma è pur sempre denaro che, visti i tempi e la concorrenza, non è da buttare. Da cambiare c’è forse una mentalità.
Il circolo di Grotta Parlanti così come si presenta forse non può più funzionare come prima: era stato rilevato quasi due anni fa dai titolari della pizzeria “Anda e Rianda” di via Colzi, a un passo da piazza Martini, e aveva assunto un nome che ricalcava l’originale, “Anda e Rianda 2”. Il tentativo di valorizzarlo arrivava dopo quattro anni di buio, un lungo periodo in cui l’esercizio commerciale era rimasto senza gestori. I nuovi titolari avevano ristrutturato gli ambienti interni e quelli esterni, un piazzale dove erano state posizionate sedie, tavolini, ombrelloni e alcuni giochi per i più piccoli. Avevano poi avviato un servizio di pizzeria e veloce ristorazione. Tutto questo non è però bastato per proseguire con l’attività e, nel settembre scorso, la decisione di lasciar perdere e abbandonare il circolo.
L’Arci a quel punto, dopo il bando alle macchinette al circolo Fornaci di Pistoia (in città il solo circolo di Pozzarello, dal 2010, non ospita gli apparecchi), aveva ampliato la restrizione. Con l’obbligo per i futuri gestori di trovare nuove forme imprenditoriali per rilanciare questo locale.
Forme prive di macchinette mangiasoldi e che, da qualche parte, dovranno pur esserci.
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