Il Tirreno

Montecatini

«Sugli avvisi il Comune si è distratto»

L’ex ragionere capo sugli accertamenti Ici e Tarsu: il modello doveva essere corretto dagli uffici, si rischia l’annullamento

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PESCIA. «Quegli avvisi sono sbagliati e il Comune ha sbagliato»: in questi giorni, a Pescia, gli accertamenti Ici e Tarsu tengono banco nelle discussioni cittadine, oggetto di tante polemiche, alcune motivate altre no. Ma, di certo, in questo clima, ci sono delle osservazioni (negative) che pesano più di altre. È il caso di quelle sollevate da Fabio Rossi il quale, nonostante il cognome (ci perdonerà il gioco di parole) non si può certo definire un “signor Rossi” qualsiasi.

Fabio Rossi, oggi pensionato, è infatti un ex dipendente del Comune di Pescia, e, soprattutto, all’interno di palazzo del Vicario ricopriva un ruolo significativo, quello di ragioniere capo. Insomma, una persona che con i “numeri del Comune” ha lavorato per tutta la vita, e che più di altri ha la possibilità di notare cosa va, e cosa non va, in quegli avvisi.

«Nei giorni scorsi – scrive Rossi – in cronaca locale sono apparsi vari articoli sulla vicenda degli avvisi accertamento Ici e Tarsu pervenuti ai contribuenti pesciatini e relativi agli anni 2008 e 2009. Ho avuto modo di verificarne il contenuto e, per quanto mi riguarda, anche il merito, ma ciò che più mi ha colpito è stata la seguente dichiarazione contenuta nel documento: “Contro il presente avviso può essere proposto ricorso alla competente commissione tributaria provinciale di Cuneo”. L’indicazione della commissione tributaria di Cuneo, e non di quella di Pistoia, sembra si sia verificata per la ragione che la società Areariscossioni Spa, affidataria del servizio, avendo la propria sede legale a Mondovì, in provincia di Cuneo, ha ritenuto applicabile, con l’assenso del Comune, l’articolo 4 del Decreto Legislativo 546 del 1992, che recita testualmente: “Le commissioni tributarie provinciali sono competenti per le controversie proposte nei confronti degli uffici delle entrate o del territorio del ministero delle Finanze ovvero degli enti locali ovvero dei concessionari del servizio di riscossione, che hanno sede nella loro circoscrizione”. Ebbene, la società, pur essendo regolarmente iscritta all’albo dei gestori della riscossione e dell’accertamento, ha instaurato col Comune di Pescia un rapporto di servizio, in base al quale gli è stata affidata l’attività di verifica straordinaria e accertamento ai fini Ici e Tarsu per gli anni 2008 e 2009, non identificandola come il concessionario della riscossione dei tributi del Comune. Tutto ciò in esecuzione della deliberazione di giunta 245, del 17 settembre 2013, dove, in premessa, si legge: “L’intento di questa amministrazione non è l’esternalizzazione del servizio in quanto trattasi dell'affidamento ad una società esterna di una attività limitata nel tempo e nella qualità della gestione e relativa solo alla verifica Ici e Tarsu degli anni 2008 e 2009”».

Tutto questo, sottolinea Rossi, «potrebbe comportare, come conseguenza, la richiesta di annullamento in autotutela di tutti gli avvisi di accertamento inviati».

Sotto accusa la “distrazione” del Comune di Pescia, che non si è accorto di quell’anomalia (rivolgersi alla commissione tributaria di Cuneo) sugli avvisi: «L’ufficio tributi, in un articolo apparso su Il Tirreno – chiude Rossi – ha giustificato l’indicazione della commissione tributaria di Cuneo, perché, “come da contratto, la società ha emesso in proprio gli avvisi di accertamento”. La posizione non è condivisibile in quanto si riferisce a una semplice modalità di esecuzione del servizio, concordata fra le parti. Quello che appare rilevante, invece, è che nei patti e condizioni previste, si legge che tutti i modelli approntati dalla società affidataria dovevano essere preventivamente approvati dal Comune, per cui gli appositi uffici dell’Ente avrebbero dovuto segnalare l’anomalia dell’individuazione della commissione tributaria e, quindi, attivarsi per ricondurre il problema nella competenza della commissione di Pistoia. Ulteriori interrogativi e perplessità nascono nel ricordare che nel 2012, in occasione dell’affidamento dello stesso servizio per il 2007 a favore della Società Ica con sede a La Spezia agli stessi patti e condizioni, negli avvisi di accertamento era palesata la commissione tributaria di Pistoia e non certo quella di La Spezia. La situazione richiede provvedimenti urgenti e idonei che facciano piena luce sull’intera vicenda, per garantire i diritti dei cittadini contribuenti».

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