Finanza
Studente con Tbc, rischiata la tragedia
La madre attacca l’Asl, mentre il preside del “Martini” se la prende con la stampa e con i docenti «presunti fifoni»
MONTECATINI. Si è rischiata veramente la tragedia per il caso di tbc scoperto all’alberghiero «Martini».
Il ragazzino di 16 anni di Prato ha rischiato grosso, come racconta sotto la madre, perchè al nuovo ospedale di Prato avrebbero sbagliato la diagnosi. Il ragazzino continuava a sputare sangue, ma gli era stata diagnosticata una semplice polmonite da curare con gli antibiotici.
Poi una seconda visita con Mantoux fatta al Meyer ha portato alla ribalta una situazione già grave per i polmoni.
La notizia del caso di Tbc e dei 106 ragazzi ed insegnanti (in tutto gli studenti dell’alberghiero divisi fra le due sedi sono 1400) sottoposti all’esame della Mantoux è esplosa ieri mattina sui giornali della Valdinievole come una bomba.
Perchè la scuola aveva informato della vicenda solo i genitori dei ragazzi che erano entrati in contatto con il 16 pratese risultato positivo alla tbc. Mentre tanti insegnanti rimasti all’oscuro si sono rivolti ai giornali per saperne di più.
Ieri, esploso il caso, il preside Riccardo Monti, è stato costretto ad emettere un comunicato, dove peraltro ha anche la voglia di attaccare sia i giornali che i propri insegnanti.
«Nella nostra scuola – scrive Monti – al momento, non esiste nessun allarme. La vicenda è stata però seguita, fin dall’inizio, con la massima attenzione sia dalla nostra scuola che dalla Asl 3 dal momento in cui la abbiamo contattata. Sono rimasto perplesso nel leggere dettagli inattendibili. L’unico caso accertato, ad oggi, riguarda uno studente che è stato ricoverato prima di Natale. Risultava assente a scuola dal 12 dicembre. La madre ci ha informato del problema al rientro dalle vacanze. Si tratta di minori e dobbiamo tutelarli. Abbiamo però informato tutti coloro che dovevamo informare, secondo il protocollo dettato dalla Asl 3 zona Valdinievole. Sono stati perciò avvertiti i docenti del consiglio di classe, i compagni dello studente, i collaboratori scolastici interessati. Per il resto, abbiamo evitato di diffondere panico ingiustificato. E’ necessario garantire il più possibile la privacy degli alunni, vista la delicatezza della materia. Abbiamo fornito comunque informazioni capillari e senza reticenza alle famiglie dei 60 alunni interessati».
A questo punto c’è l’intemerata del preside: «Il panico, insomma, è stato scatenato dalla stampa più che da una situazione di allarme vera e propria. Il fatto che non esistano circolari sul sito a proposito della questione, conferma che da parte della Asl non è stata dichiarata nessuna allerta. Tutti i compagni del ragazzo sono stati sottoposti alla Mantoux dopo che noi stessi abbiamo contattato l’azienda sanitaria locale, dato che dagli operatori sanitari della Asl di residenza del ragazzo non era arrivata nessuna comunicazione ufficiale».
Che è uno dei motivi per cui la madre accusa l’Asl di Prato.
«Il test – continua il comunicato dell’alberghiero – è stato effettuato su tutti gli studenti e i membri del personale docente e non docente che erano venuti in contatto con lo studente che ha contratto la malattia».
Nei prossimi giorni, spiega ancora l’alberghiero, «i vertici dell’azienda sanitaria locale incontreranno il personale della scuola per fornire tutti i chiarimenti richiesti. Chiarimenti che già il dirigente ha fornito ai genitori che si sono recati a scuola per ricevere rassicurazioni. Concludo – chiosa il dirigente - con una nota di amarezza nei confronti di quei docenti che hanno scatenato un allarme ingiustificato chiamando le redazioni dei giornali, dimostrando di non sapere gestire situazioni ed emozioni come ogni educatore degno di questo ruolo dovrebbe saper fare».
Nel frattempo si attendono i risultati delle analisi dlela Mantoux, ovvero se ci sono alunni positivi al test fra cui che sono stati sottoposti in questi giorni all’esame.
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