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«Usciamo dal Cosea» Il vicesindaco attacca il servizio rifiuti

«Usciamo dal Cosea» Il vicesindaco attacca il servizio rifiuti

Il gestore contestato in più punti, a partire dai costi alti e Oliviero Franceschi annuncia la trattativa per separarsi

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PESCIA. Il Cosea drena alla città risorse per oltre 140 mila euro annui, che in 10 anni sono quasi un milione e mezzo di euro. Una ragione questa che, da sola, basterebbe a far ripensare la convenienza, per il Comune, di restare nel Consorzio: così il vicesindaco Oliviero Franceschi annuncia l’esistenza di trattative per far uscire Pescia dal sistema Cosea. E lo fa aggiungendo anche altre ragioni (l’atteggiamento “poco collaborativo” dell’azienda e le condizioni non certo serene in cui i lavoratori si trovano a operare) per sostenere l’ipotesi di un’uscita quanto più tempestiva possibile dalla società che ha gestito fino ad ora il servizio rifiuti. Non bisogna, neppure, tralasciare la questione legata alla creazione di Cosea Toscana, che il vicesindaco ha definito come «il tentativo della società di rimanere con una mano sulla città».

Per il vicesindaco, il Cosea non ha nemmeno i requisiti per partecipare direttamente all’Ati (l’associazione temporanea di imprese) che prenderà parte alla gara per il gestore unico dell’Ato Toscana Centro: «Questa prospettiva non solo non mi convince, ma ritengo che debba essere considerata addirittura sconveniente».

Franceschi sostiene poi di aver compreso fin dall’inizio «come Pescia rappresentasse una ghiotta occasione per un consorzio di piccoli comuni», tant’è che molti votarono contro l’ingresso di Pescia. Ora secondo il vicesindaco, a distanza di qualche anno, con i debiti nei confronti della società saldati, la scarsa convenienza a rimanere nel consorzio sarebbe emersa in tutta la sua evidenza.

Franceschi fornisce qualche dato a sostegno della sua posizione: «I magazzini ceduti a Cosea Consorzio, che poi la stessa affitta a Cosea Ambiente che fa funzionare il servizio, portano via risorse per 100 mila euro l’anno se non di più, e la quota associativa che orbita intorno a 43mila euro l’anno, a cosa serve se non a pagare lo stipendio al Cda? Queste sono tutte risorse tolte al servizio che vanno a costruire il bilancio del Consorzio. Quanti soldi sono per dieci anni di collaborazione? Se poi di collaborazione si può parlare. Molte situazioni attestano quanto poca ce ne sia stata, escludendo il servizio dei rifiuti».

Per quanto riguarda la mozione presentata da Forza Italia a difesa dei lavoratori, il vicesindaco si dice certo della possibilità che la stessa possa tranquillamente essere accolta anche da altre forze politiche in consiglio: «Per le altre domande e per quanto riguarda quel concorso che, fin da subito, ci ha convinto poco, avremo modo di chiarirci in consiglio, per quanto possibile senza chiudere le porte, tenendo presente che la lettera di riservatezza, sui temi riguardanti i futuri assetti della società io l’ho letta e firmata, e intendo rispettarla».

Maria Salerno

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