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L'ex moglie e complice del “mostro di Marcinelle” cerca rifugio in Toscana

di Sergio Braccini
L'ex moglie e complice del “mostro di Marcinelle” cerca rifugio in Toscana

Michelle Martin ha chiesto ospitalità a una comunità di Bagno a Ripoli, poco lontano da Firenze. Il responsabile: «L’avevamo concessa, perchè ognuno ha diritto a una seconda chance,  ma non ci sono più le condizioni». La donna, uscita dal carcere nel 2012, aveva formulato la proposta attraverso un gruppo evangelico del suo paese

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(Nelle foto: Michelle Martin, le piccole vittime Julie Lejeune e Melissa Russo e Marc Dutroux)

Michelle Martin, ex moglie di Marc Dutroux, tristemente conosciuto come il "mostro di Marcinelle", il pedofilo pluriomicida che terrorizzò il Belgio a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, vorrebbe "ricostruirsi una vita" in Italia, e più precisamente in Toscana. La notizia, apparsa sulla stampa belga, ha fatto ripiombare il paese nordeuropeo in uno dei più spaventosi incubi della sua storia recente. Nel corso di una decina di anni (dal 1985 al 1996) Dutrroux ha sequestrato e torturato sei ragazze dagli 8 ai 19 anni, abusando sessualmente di tutte loro, spesso mentre la consorte assisteva e riprendeva con una telecamera. Solo due delle sue vittime, Sabine Dardenne e Laetitia Delhez, di 12 e 14 anni, riuscirono a sopravvivere alle sevizie; An Marchal e Eefje Lambrecks, di 17 e 19 anni, vennero uccise, mentre Julie Lejeune e Melissa Russo, entrambe di 8 anni, furono lasciate morire di stenti. 

Dopo aver scontato 16 dei 30 anni di prigione a cui era stata condannata per la complicità nell'omicidio delle piccole Julie Lejeune e Melissa Russo, nell'agosto del 2012 per l'ex signora Dutroux si erano aperte le porte della libertà condizionata (nel video qui sotto): ad accoglierla alla sua uscita dal carcere, tenuta segreta sino all'ultimo per ragioni di sicurezza, fu il convento delle clarisse di Malonne - dove nel giorno del suo arrivo si verificarono proteste e incidenti - paese vicino a Namur in cui da allora è stata rafforzata la presenza delle forze di polizia. Così prevede la legge belga, applicata dai magistrati di Mons con una decisione "inevitabile ma rivoltante", come due anni fa la definì la stampa locale. "Questa donna non ha più un posto nella società", disse Jean-Denis Lejeune, il padre di Julie. Secondo la legge invece sì, la sua buona condotta in carcere ed il percorso di recupero lo dimostrano, e la donna poté ritirarsi in un convento.

VIDEO L'ex moglie di Dutroux ottiene libertà condizionata (da Youtube)

Adesso si apprende che con una decisione presa il 2 gennaio scorso il Tribunale di applicazione delle Pene avrebbe concesso una ulteriore possibilità di reinserimento nella società. Secondo il quotidiano Sudpresse, ripreso poi e approfondito da tutta la stampa nazionale, Michelle Martin avrebbe avuto il permesso di recarsi per alcuni giorni nella comunità "Cristo è la risposta", una specie di camping proprio dietro il commissariato di polizia di Bagno a Ripoli, a quindici chilometri da Firenze. Questo viaggio sarebbe una sorta di periodo di "prova" nella nuova comunità, presso la quale Michelle Martin vorrebbe trasferirsi poiché le suore dalle quali attualmente risiede a Malonne il prossimo anno si trasferiranno a Bruxelles e sembra che non vogliano portare con loro l'ingombrante ospite.

FOTO Ecco la comunità Cristo è la risposta

Di qui il possibile trasferimento presso la Comunità "Cristo è la risposta" di Bagno a Ripoli. martedì il quotidiano Het Belang van Limburg ha parlato con il capo della Comunità, il pastore canadese Paul Schafer, che in questi giorni è stato tempestato di telefonate, il quale avrebbe risposto di "aver dato il suo consenso" aggiungendo che "le persone devono avere una seconda possibilità, pur comprendendo il risentimento delle vittime. Noi vogliamo darle serenità e un luogo dove riflettere".

FOTO Michelle Martin durante il processo: clicca sull'immagine e vai alla fotogallery del caso
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Salvo poi, di fatto, vedersi costretto a respingere la richiesta, come ha confermato al Tirreno in un breve colloquio. "La richiesta mi era stata fatta sei/sette mesi fa da un gruppo evangelico belga che mi aveva sottoposto il caso - conferma Schafer - e in effetti avevo dato un parere favorevole di massima, suggerendo un primo soggiorno di qualche giorno in modo che la signora Martin potesse ritrovare un po' di serenità. Ma non avevamo parlato di una residenza permanente da noi; che, adesso, anche alla luce di cambiamenti che hanno interessato nel frattempo la nostra comunità, e dei problemi economici che stiamo attraversando, non potremmo più concedere". Anche l'ex moglie e complice del mostro di Marcinelle, quindi, potrebbe subire gli effetti della crisi, che non si ferma neanche di fronte alla religione.

Certo è che anche il clamore suscitato dalla vicenda e la continua attenzione dei media belgi - e non solo - sui crimini compiuti dalla donna insieme all'ex marito, e sulle loro storie recenti (anche Dutroux ha presentato a più riprese istanze di scarcerazione) potrebbero aver consigliato alla comunità religiosa fiorentina un quanto mai opportuno passo indietro.

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