La manifestazione
È durata appena un mese la “seconda vita” del Biondi
Proprio la sera di Befana il bandone sarà tirato giù di nuovo e riprenderanno le trattative per una gestione privata. E, sempre in piazza, Petri cerca alternative
MONTECATINI. La seconda avventura del Caffè Biondi è durata lo spazio di un mese. Domani sera, intorno alle 20, le serrande dello storico locale di piazza del Popolo si abbasseranno di nuovo. Quest'anno la Befana, oltre a portar via tutte le feste, salirà sulla sua scopa anche con le chiavi della centralissima caffetteria. E non si sa quando le riporterà. Da ciò che si apprende all'interno del bar, l'obiettivo è riveder aperte le porte almeno entro Pasqua, che cade domenica 20 aprile. Se prendiamo per buona questa ipotesi, saranno altri 104 giorni senza il Biondi, dopo i 340 registrati nel 2013. E appena 30 giorni di apertura, dalle 18 di sabato 7 dicembre alle 20 di lunedì 6 gennaio.
«Abbiamo riaperto per mostrarci alla città e a chi è interessato a rilevare l'attività – afferma l'altrettanto storico gestore del Caffè, Fabrizio Bechini – non è una questione di mantenimento delle licenze, visto che ora sono liberalizzate. Questo mese di apertura è costato sui 100mila euro, non è stata una passeggiata. Ma abbiano notizie di diverse società che stanno trattando con i proprietari del fondo per subentrare nella gestione in maniera definitiva». I nomi, per ora, non vengono fatti. È certo però che le voci della chiusura di Befana, che circolavano ieri tra i frequentatori della piazza e i commercianti, hanno sorpreso i più. Convinti (e speranzosi) che il Biondi non potesse abbandonare ancora una volta al suo destino il centro città. Un destino che è sempre dai contorni in continua evoluzione. Perché in pochi metri, girato l'angolo del Biondi in direzione corso Roma, altri due negozi hanno cessato la loro attività: Lacoste e Sandro Ferrone. I bandoni sono chiusi e anche qui le chiavi dei fondi sono state restituite ai legittimi proprietari. Senza aspettare neppure la Befana. Ma c'è anche chi prima di gettare la spugna le prova tutte: come la boutique Petri, sempre in piazza del Popolo. Il manifesto rosso all'entrata dice: “Promozione all'interno per trasferimento locali, fino al 70%”. Diverse le alternative che la titolare sta vagliando: in corso Matteotti, accanto al ristorante Bolognese, nei due fondi chiusi di Lacoste e Ferrone, oppure in quello d'angolo proprio di fronte al Caffè New York. «Il problema è sempre l'affittotroppo alto – spiegano dal negozio – anzi, i proprietari erano intenzionati ad aumentarlo. Abbiamo resistito 14 anni, ma ora dobbiamo trovare una nuova collocazione. Poi c'è la questione della piazza: prima chiusa, ora mezza aperta e concluse le feste interessata da numerosi lavori. La situazione è quella che è».
Luca Signorini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
