La manifestazione
Infortunio alla Sca Ma dopo 6 anni c’è solo una multa
Nel giugno del 2007 un dipendente rimase intossicato nella cartiera che produce i fazzoletti marca «Tempo»
PESCIA. Dopo un cammino lungo più di 6 anni il tribunale ha dato ragione a un dipendente della Sca di Collodi nella causa che lo opponeva all’industria cartaria. Lunedì 23 dicembre il tribunale di Pistoia ha condannato Ermanno Biemmi, attuale direttore della Sca di Collodi, per il reato di lesioni aggravate, per l’infortunio sul lavoro di un dipendente. L'episodio risale appunto al giugno 2007, quando un operaio di 42 anni, residente a Pescia, rimase coinvolto in una grave intossicazione da prodotti chimici all’interno dello stabilimento. Lui ed altri operai ,stavano lavorando alla macchina continua che produce la carta quando, durante l’attività di “lavaggio” della tela dalle impurità, il prodotto chimico utilizzato, il terpene vegetale bio reninger, produsse una esalazione tossica che colpì l’operaio. L’uomo accusò un’improvvisa difficoltà a respirare, e si diresse fuori dai capannoni dove altri colleghi, dopo qualche minuto, vista la gravità della situazione, chiamarono i soccorsi. L’operaio fu portato d’urgenza in ospedale.
La gravità dell’accaduto, che provocò due mesi di assenza dal lavoro, spinse gli ispettori dell’Asl a intervenire nella cartiera, dove avrebbero riscontrato una serie di inosservanze della normativa in tema di sicurezza sul lavoro. Inosservanze che furono segnalate alla procura della Repubblica. Così, dopo qualche anno, concluse le indagini, il pubblico ministero Luigi Boccia chiese per il direttore dello stabilimento, Ermanno Biemmi appunto, il rinvio a giudizio per i reati di lesioni aggravate e per due inosservanze della legge 626: mancanza di un sistema di aspirazione di fumi e vapori della lavorazione e mancanza di un piano di valutazione dei rischi e di informazione dei lavoratori.
La lunga istruttoria celebrata dinanzi al giudice Giovanna Floris, prima al tribunale di Pescia, poi a quello di Pistoia, ha portato alla condanna dell’imputato a 300 euro di multa e al risarcimento dei danni subiti dal dipendente (mentre le violazioni in tema di sicurezza sul lavoro nel frattempo erano prescritte).
La cartiera di Collodi non è nuova a incidenti: nel 1999, quando ancora non era della Sca ma del gruppo Carrara, col nome di Torbola, fu teatro di un gravissimo sinistro sul lavoro, quando un operaio ribobinatore perse addirittura un braccio – rimasto incastrato nei rulli – per l’assenza dei dispositivi di sicurezza. In quel caso la Sca, che nel frattempo subentrò nella gestione della cartiera, fu condannata ad oltre 600mila euro di risarcimento dei danni.
Franca Capecchi
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